ADESSO! FUORI!


Per un attimo è interessante, anche se a distanza di tempo, ritornare sul momento del “lancio” della candidatura per capire qual è questo stil novo del Renzi. L’influenza americana c’è ma sicuramente non i soldi e soprattutto lo stile: ciò lo si capisce dal fatto che ad un palazzetto gremito di sostenitori pronti ad esultare anche per un impercettibile gesto dell’”abbronzato” candidato, si è contrapposto un numero ristretto di ben più dignitosi spettatori che solo in qualche passaggio hanno espresso il loro entusiasmo con forti applausi! E che dire della scenografia? Palco scuro, volto ad esaltare i quattro distinguibili elementi che su di esso si son posti: il candidato, un telo di plastica su cui c’era la scritta a caratteri cubitali “MATTEO RENZI”, uno schermo sul quale era presente la parola “ADESSO” ed, infine, quest’ultima tridimenzionalizzata e colorata d’azzurro scuro. Già, l’azzurro… altra similarità con le convention americane del Democratic Party, dove, strana coincidenza, il colore azzurro viene connubiato al rosso! Ma non è che Renzi, oltre a cambiare la classe politica voglia ricolorare il PD?!

Si sa, i tempi cambiano e Adesso! anche lo stile dei candidati cambia: non più “impettiti parolieri” allineati alle direttive del partito che con “politichese stretto” propongono davanti ad una telecamera cose che non faranno mai, ma giovani rampanti, un po’ guasconi, contestatori delle rigide etichette imposte dal partija, dalle maniche della camicia risvoltate, dal fisico asciutto e dal taglio un po’ francescano dei capelli, che propongono una politica nazionale dallo stile comunale dove ci si confronta ogni giorno non con le “grandiose opere” ma con gli asili ed i centri per gli anziani.

Il Renzi, con “leggerezza e sorriso sulle labbra”, propone maggiore concretezza politica e propone anche un nuovo motto (Adesso!) che racchiude in sé un cambiamento che “inizia con la rottamazione della generazione del ’68”. Un solo termine che racchiude tutto un programma che, non sarà di mille pagine figlio della ricerca della sintesi tra posizioni contrapposte delle correnti o dei partiti di una coalizione, bensì è frutto della proposta di un solo uomo intorno al quale si concentrano una serie di indiscreti professionisti!

Invero, Matteo non è originale e non certamente solo per quanto riguardano i colori, l’impostazione del palco e la cura della propria immagine, ma anche per l’uso di una singola parola quale sintesi che racchiude un immenso scenario politico programmatico! Dare a Cesare quel che è di Cesare, e Walter Veltroni è quell’imperatore che (a sinistra) ha dato avvio allo sloganismo evocativo con il suo (copiato) Si può fare. Il fatto è che Renzi, però, sa giocare meglio con le parole perché spruzza di qua e di là per il suo discorso lo slogan, riuscendo meglio ad evocare nell’immaginario dell’uditore la molteplicità di significati riposti nello slang prescelto.

Renzi, infine, non ha rottamato tutto della vecchia politica, perché l’utilizzo di metafore e il ricorso a citazioni è presente nel suo dialogare. Dialogare, sì, perché questa è un’altra novità, Matteo dialoga con il pubblico in maniera amichevole e lo fa scegliendo un linguaggio semplice, concreto, non autorevole, insomma parla alla pancia delle persone. Renzi a Verona ha deciso di svincolare (a sinistra) una nuova generazione di politici, di sdoganare un nuovo modo di fare politica liberando nuove forze non solo comunicazionali per “stare al centro del campo, non in panchina”. L’unico rischio che corre è di non essere Nino, però intanto non ha paura di tirare il rigore!