Attentato di Boston: vince il frame democratico

L’attentato di Boston riporta alla mente degli americani l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. Obama, giustamente, ha atteso diverse ore prima di etichettare l’evento. E i fatti gli hanno dato ragione. Le parole del presidente americano mostrano una visione del mondo progressista. Vediamo perché.

La “war on terror” è un frame conservatore. Se Obama avesse usato di nuovo questa cornice di significato per identificare l’attentato compiuto dai due giovani ceceni, avrebbe riattivato un “discorso” repubblicano a discapito della sua narrazione politica che va ormai avanti dal 2008.

Anche se c’è stato un timido tentativo da parte dell’FBI di inquadrare come “atto terroristico” dopo qualche ora dall’esplosione delle bombe, il presidente Obama ha riportato il dibattito politico sull’attesa prima di una dichiarazione ufficiale.

Ripercorrendo la storia americana recente, l’attesa di un giudizio come mossa strategica da parte della Casa Bianca non è stata usata per l’attentato alle Torri gemelle. Se dopo le prime ore Colin Powell aveva già parlato di “crimine“, la metafora bellica della “guerra al terrore” si impose subito dopo nell’amministrazione Bush. Condita da una ripetizione continua del concetto da parte dei politici conservatori e una forte mediatizzazione della metafora.

“Guerra al terrore” significa guerra senza fine, come scrive il linguista americano George Lakoff. La metafora della guerra ha posto i progressisti sulla difensiva per i due mandati della presidenza Bush col rischio di essere accusati come antipatriottici, riluttanti a difendere gli Stati Uniti, disfattisti, traditori.

Ma com’è si è innestata questa metafora? Lakoff spiega come secondo le neuroscienze le idee siano parti fisiche del nostro cervello e che i cambiamenti di queste idee abbiano luogo nelle sinapsi. I cambiamenti avvengono grazie a due condizioni: un trauma e una ripetizione. L’11 settembre fu un trauma nazionale e la “guerra al terrore” fu introdotta in condizioni traumatiche e ripetuta dai conservatori in maniera incessante.

La metafora della “guerra al terrore” ha ormai esaurito il suo corso poiché ha esagerato solo il ruolo delle forze armate come strumento della potenza statunitense. Obama in questi anni ha saputo rivitalizzare i valori democratici (della responsabilità e dell’empatia, in primis). Puntando più sulla sicurezza nazionale, sugli americani, sugli Stati Uniti d’America.

Le parole del presidente USA in un suo messaggio del 15 aprile 2013 esprimono chiaramente i suddetti valori democratici: “Boston è una città forte e tenace. Allo stesso modo sono i suoi cittadini. Sono davvero fiducioso che gli abitanti di Boston resteranno uniti, si prenderanno cura l’uno dell’altro, andranno avanti come  una città orgogliosa e unita. Il popolo americano accompagnerà ogni singolo passo del loro cammino”.