Cala l’asso – Il vincitore delle elezioni siciliane

 


Analisi e commenti si moltiplicano in questa chiusura della campagna elettorale per la corsa alla presidenza della Regione Siciliana. Si prova ad ipotizzare un vincitore, si delineano scenari post-voto, i quadri dirigenti nazionali dei partiti temono la verifica delle proprie scelte. Il vincitore di queste elezioni, però, c’è già. Ed è il governatore dimissionario Raffaele Lombardo.

 

A capo della Regione siciliana per qusi 5 anni, ha costruito e demolito alleanze con tutti i partiti che sedevano all’Ars riuscendo a proseguire nel suo cammino. E’ una raffinata strategia politica, quella di Lombardo, campione del “puparismo”, lo stesso denunciato a suon di spot dal suo Mpa che vede i siciliani – i “pupiddi”- staccare i fili che tiene il “puparo” -il governo di Roma- e comandare liberi in terra di Sicilia.

E’ il paradosso, uno dei tanti, che Lombardo è riuscito a mascherare e a portare avanti nel corso del suo mandato. E la campagna elettorale che ieri, allo scoccare della mezzanotte, ha chiuso i battenti, ha avuto come costante punto di riferimento la figura del governatore. Prima capo d’accusa la cui relazione incestuosa negli anni dell’amministrazione regionale, costituisce onta e vergogna. Poi, appestato e lebbroso da scansare per evitare pericolosi contagi e accuse di continuità. Così i candidati alla presidenza della Regione non hanno fatto altro che regalare la scena al governatore decisionista e dimissionario, innalzandone la figura a rappresentazioni divine.

Lombardo, l’onnipotente. Lui ha deciso quando dimettersi, lui ha deciso quando votare, lui ha sottratto Micciché dalla salita sul treno di Musumeci che correva spedito verso la poltrona più ambita. Lui, fino all’ultimo giorno, è stato oggetto di contesa perché accusato di spostare voti ora su quello, ora sull’altro candidato. Lui, nel nome del padre, ha candidato il figlio. Lui, tra i faraonismi un po’ kitsch degli scandali laziali, ha usato il fondo di spese a disposizione del Presidente per sostenere le scuole Salesiane, per aiutare le vittime della mafia. Ecco, l’altro paradosso che nessuno è riuscito a scalfire: lui, imputato per mafia, aiuta le vittime di Cosa nostra e ha immerso la sua giunta in un bagno antimafia degno competitor delle sindacature Crocettiane e della prolificazione Borselliniana che, nel nome di Paolo, prosegue la lotta ad accaparrarsi il vessilo antimafioso.

Così, a poche ore dal voto che lo vedrà ancora vincitore, ancora decisore del futuro di una terra condannata a guardare al passato, trascorre le sue ore mattutine nella campagna di Ramacca, masticando la carta su cui sono incisi nomi e cognomi dei deputati e del presidente -loro sì, suoi “pupiddi”- che traghetteranno il (suo) Regno di Sicilia verso l’ignoto. E domani la sua Catania potrà ancora scrivere “Lombardo” sulla scheda. Perdonali padre, perché non sanno quello che fanno.