Cala l’asso – Lo stato dell’Ars


 

Domani, alle ore 16, scade il termine per la presentazione delle liste che correranno per il rinnovo del Parlamento siciliano e a sostegno dei candidati alla presidenza. La situazione politica ad un mese dalla chiusura della campagna elettorale è ancora molto fluida.

Nella regione con un tasso di espressione tra i più alti della preferenza per i singoli candidati al “consiglio regionale”, la definizione delle liste rappresenta uno spartiacque fondamentale per poter comprendere meglio le dinamiche che decreteranno il vincitore della competizione.

Sulla composizione delle liste ha pesato, su tutte, la questione morale. Il sentimento di sfiducia nei partiti e nell’attuale classe politica soffia sempre più forte e, anche in Sicilia, i partiti hanno sentito in maniera decisa il rischio di perdere credibilità di fronte all’elettorato. Con il caso della Regione Lazio scoppiato una settimana prima della scadenza della presentazione delle liste, la questione morale è stata condotta come tema principale del dibattito elettorale.

Gli esponenti delle principali coalizioni –Musumeci, Crocetta, Cancellieri, Fava e Micciché- hanno gareggiato in una corsa al candore delle proprie liste. A farne le spese anche candidati che, sicuri della propria nomina, avevano già iniziato la propria campagna di affissioni. Una stretta etica che, obtorto collo, l’opinione pubblica spinta dai dettami dell’agenda mediatica ha richiesto come segnale per provare a poter connettersi emotivamente, sulla base di un sentimento fiduciario, con i propri rappresentanti. Una competizione alla purezza della candidatura che è sostanzialmente pleonastica. Giova ricordare, infatti, che il termine “candidato” deriva dalla tunica bianca che gli aspiranti alle cariche elettive, nell’antica Roma, indossavano durante la propria “campagna elettorale”.

Un secondo fattore ha caratterizzato il preambolo per la scadenza della presentazione delle liste. Si tratta della qualità –ricercata- dell’offerta politica. Con un numero di seggi che, con molta probabilità, i maggiori partiti vedranno ridursi, le segreterie politiche hanno lavorato per una composizione che potesse conciliare ambizioni personali e immagine rafforzata del simbolo. Il connubio, però, è spesso mal riuscito: le malversazioni e i giochi di potere hanno prevalso sulla restituzione di un immaginario politico più credibile. Sono così straripate dalle dighe dei palazzi le fratture e i dissidi interni. Un fiume in piena che si è riversato, impietosamente, nelle cronache locali. Un passaggio a vuoto che fa da contraltare alla gara –spesso puramente propagandista- della sfilata con indosso la tunica più bianca e che rischia, una volta tanto nella terra madre delle preferenze, di allontanare ancora di più gli elettori dall’offerta politica.