Cameron e Salmond: un referendum per due


Il referendum per l’indipendenza della Scozia è necessario e anzi bisogna tenerlo al più presto. Il sostenitore di questa tesi non è – come si potrebbe forse immaginare – un indipendentista incallito, ma è l’insospettabile David Cameron, il conservatore primo ministro del Regno Unito. Sulla necessità di un referendum il premier britannico e il leader dello Scottish National PartyAlex Salmond – sembrano concordare, ma è sui tempi, i modi e il giusto inquadramento delle circostanze economiche e sociali che si gioca la battaglia per la creazione del clima d’opinione più favorevole per la causa indipendentista o, viceversa, per quella unionista.
È proprio David Cameron a voler accelerare i tempi per la convocazione della consultazione popolare. Gli scozzesi vogliono l’indipendenza? Bene, si vada a votare subito, già nel 2012. Dall’altra parte, Alex Salmond tira il freno, consapevole che il consenso verso la creazione di uno stato scozzese sovrano è ancora in parte da costruire all’interno dell’opinione pubblica. Dopo mesi di incertezze nell’indicazione delle tempistiche, propone quindi l’autunno del 2014 come data ideale, così da permettere di organizzare in maniera efficace tanto la campagna dei pro quanto quella dei contro.

2012 e 2014 non sono due anni scelti per caso. Il 2012 vedrà lo svolgimento delle Olimpiadi di Londra e la celebrazione dei 60 anni di regno della Regina Elisabetta. Due eventi solo in minima parte politici, ma le cui ripercussioni nell’immaginario dell’elettorato potrebbero giocare a favore dello spirito nazionalista inglese e dei fautori dell’unionismo. Il 2014 è invece l’anno dei Commonwealth Games che si terranno nella città scozzese di Glasgow e, sopratutto, l’anno del 700° anniversario della battaglia di Bannockburn, ricordata come la più importante vittoria scozzese durante la prima guerra d’indipendenza contro gli inglesi. Se lo spirito degli indipendentisti si infiamma al ricordo dell’eroe semi-leggendario William Wallace – tanto che in seguito all’uscita del film Braveheart, che ne esaltava (probabilmente oltremodo) le gesta, il consenso nei confronti dell’idea indipendentista registrò un considerevole incremento – non è difficile immaginare che l’SNP possa tentare di cavalcare almeno in parte il clima nazionalista delle celebrazioni.

Quale quesito porre poi agli elettori? Se Cameron propone un secco sì o no all’indipendenza, Salmond è più cauto, optando per l’inserimento di una terza opzione – di devolution – che possa conferire maggiori poteri al Parlamento di Holyrood. Sommando i voti degli indipendentisti ai più prudenti autonomisti, per l’SNP si configurerebbe comunque un successo politico. Ma gli indipendentisti più convinti perdoneranno ad Alex Salmond quest’eccesso di cautela proprio nel momento di quella che si potrebbe rivelare una svolta epocale?
L’ipotesi di una terza opzione sarebbe forse in grado di attrarre anche l’elettorato progressista fedele al Labour Party. Il partito laburista – che continua a vivere un periodo di crisi – è attore fortemente interessato a questo scontro. Tanto gli indipendentisti scozzesi, quanto i gallesi di Plaid Cymru sono infatti partiti che raccolgono la maggior parte dei consensi all’interno dell’elettorato di centrosinistra e pertanto diretti contenders del partito guidato da un sempre poco convincente Ed Miliband. Un loro ulteriore rafforzarsi indebolirebbe ancor di più il Labour Party, mentre una loro sconfitta potrebbe rilanciarne le ambizioni in vista delle prossime tornate elettorali. 

Lo scontro sul framing è poi incentrato sulle questioni economiche. Oltre al nodo delle risorse petrolifere del Mare del Nord – sulle quali la Scozia baserebbe, secondo l’SNP, gran parte della propria indipendenza finanziaria – vi è poi da capire quale ruolo il neostato scozzese possa giocare nello scacchiere internazionale. Prima di tutto occorre comprendere se la Scozia entrerebbe di diritto all’interno dell’Unione Europea – ereditanto gli accordi internazionali del Regno Unito – o se si troverebbe a ricontrattare l’accesso. In caso di ingresso, sarà poi necessario determinare se la Scozia debba risultare vincolata all’utilizzo dell’Euro – come tutti gli Stati di nuova entrata – o ne risulti esentata, come lo è ora il Regno Unito.
Se all’ingresso nell’Unione Europea i più si dichiarano favorevoli – anche per evitare che la Scozia si ritrovi “piccola e isolata”, più che indipendente – l’adozione dell’Euro spaventa molti. Da una parte “l’isolazionismo” di Cameron e la sua posizione nettamente contraria ad ulteriori sacrifici della sovranità del Regno Unito in favore delle istituzioni europee, punto fermo per gli euroscettici, in aumento di fronte alla crisi economica. Dall’altra, Alex Salmond che spiega che qualsiasi scelta in merito all’adozione dell’Euro terrà conto dell’opinione espressa dagli elettori, probabilmente a seguito di un’ulteriore consultazione.
Il referendum per l’indipendenza scozzese potrebbe rivelarsi quindi anche una scelta di campo dell’elettorato a favore dell‘isolazionismo di Cameron o dell’europeismo di Salmond. Le tempistiche divengono ancora una volta fondamentali: se per il leader conservatore votare in un periodo di incertezza economica e di scetticismo nei confronti delle istituzioni europee può rivelarsi vantaggioso, Salmond deve sperare che l’Unione Europea riacquisti forza e credito nella mente dell’elettore. Chissà se questo accadrà prima del 2014.