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La sfida per il dopo-Zapatero è aperta

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Le collaborazioni di Pane&Politica diventano sempre più internazionali. Natàlia Garcia Carbajo ci racconta gli ultimi sviluppi della caldissima situazione politica spagnola.

 

A un anno dalle elezioni generali per il Parlamento Spagnolo, e dopo mesi di incertezze e pressioni provenienti da tutti i fronti, Zapatero ha annunciato, davanti al Comitato Federale del suo partito (il Psoe) di non volersi ricandidare alla presidenza del Governo.

Il premier ha resistito per mesi alla richieste di dichiarare le sue intenzioni in merito. Ora però, compreso che l’attesa svolta dell’economia non potrà compiersi in così breve termine, ha sciolto le riserve. Una mossa evidentemente dovuta anche al desiderio di tranquillizzare l’opinione pubblica offrendo un elemento di chiarezza a mese e mezzo delle elezioni amministrative e di alcune regioni.
Questa mossa lascia maggiori margini di manovra ai candidati locali, già alle prese con le difficoltà di comunicazione con gli elettori dovute alla disillusione verso la capacità della politica di risolvere i problemi economici in cui versa il Paese.
Il Premier spagnolo ha sottolineato che la scelta di non ricandidarsi per il terzo mandato è in linea con l’impegno preso dopo la prima vittoria, nel 2004, quando sottolineò che si sarebbe fatto da parte dopo otto anni.
E’ difficile determinare fino a che punto questa sua rinuncia sia stata influenzata dagli equilibri interni al suo stesso partito e quanto, invece, da una normale rotazione generazionale. Sicuramente, se ci fosse stata una convinzione personale così forte da parte di Zapatero di farsi da parte dopo due mandati, non avrebbe atteso così tanto per pronunciarsi, fino ad arrivare al rischio di un confronto interno al Psoe e a creare tensioni sui candidati locali. Peraltro, con così poco preavviso non sarà facile per il suo partito trovare un sostituto di rango e lanciarlo nella campagna per la premiership.

Le reazioni all’annuncio di Zapatero

Anche se l’annuncio non ha sorpreso veramente, le reazioni non si sono fatte aspettare. Il Partito Popolare (Centro-destra) ne ha approfittato per chiedere le sue dimissioni e la convocazione di elezioni anticipate, ribadendo un concetto peraltro espresso già le scorse settimane e motivato dall’urgenza di fornire risposte rapide per contrastare la crisi economica che sta attanagliando il paese.  I socialisti, invece, vedono aprirsi un nuovo tema di discussione (la nuova leadership) dopo mesi già difficili per i contrasti interni. Zapatero ha proposto di percorrere la strada delle primarie subito dopo le elezioni di maggio, in modo che siano gli elettori a scegliere il candidato per rappresentare i socialisti alle Politiche del 2012. Questa opzione, però, ha subito sollevato dubbi e riserve soprattutto per il rischio che si possano creare divisioni tra le due anime dei socialisti, i ‘postzapateristi’ rappresentati da Carmen Chacon (40 anni) e il ‘vecchio’ apparato del partito, vicino a Felipe Gonzalez, che si riconosce in Alfredo Pérez Rubalcaba (59 anni).

 I motivi della rinuncia

Il momento dell’annuncio è stato certamente forzato dal contesto pre-elettorale in cui si trova il paese. A un mese e mezzo delle elezioni amministrative e regionali sembra anche dettato dalla voglia di fare chiarezza nel suo partito, evitando di trasformare la prossima tornata elettorale in un referendum sulla figura e la gestione del governo da parte di Zapatero. L’attuale impasse economico in cui si trova la Spagna con cifre di disoccupazione che si aggirano intorno al 20%, il doppio rispetto alla media europea, sommati alla confusione nella gestione del governo, dagli errori iniziali nel negare la crisi e vedersi poi obbligati a riconoscerla e un piano di riforme senza una strategia e degli obiettivi chiari, ha fomentato il malessere dei cittadini nei confronti del proprio esecutivo, concentrando le critiche più dure nella figura del presidente Zapatero. Un peso probabilmente lo hanno giocato anche i sondaggi, che accreditano il Partito Popolare di una schiacciante vittoria alle Generali del 2012. Un’inversione di tendenza, a quel punto, sarebbe un miraggio, ma con questo atto di chiarezza il partito di sinistra pretende avere qualche chance in più.

L’opinione pubblica spagnola è così preoccupata per la situazione che vive il paese da essere in buona parte schierata per un cambio di colore politico al vertice del Paese. A questo punto, a Zapatero non restava che prenderne atto. Anche se gli analisti indipendenti concordano sul fatto che la crisi di incertezza che attanaglia il Paese rende improbabile un cambio di rotta nel breve-medio termine.

Gli ultimi sondaggi dicono che sono circa 15 i punti percentuali di distacco tra il Partito Popolare   (43,3%) e il Psoe (28,4%), distanza che sembrerebbe diminuire a 5 punti – sempre secondo alcuni sondaggi, nel caso in cui il campo socialista si affidasse a Alfredo Pérez Rubalcaba. Il distacco resta dunque ampio, ma l’appuntamento con le urne è ancora distante dodici mesi. Quanto basta per lasciare la speranza ai socialisti di un recupero in extremis.

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