Conversazione (politica) in Sicilia


Con le annunciate dimissioni di Lombardo e la chiusura dei ballottaggi, la Sicilia si avvia a vivere una nuova stagione politica. I giochi per la corsa a Palazzo D’Orleans sono aperti e saranno, a ben vedere, specchio dell’evoluzione politica in campo nazionale.

Lo stato di salute dei partiti versa in gravi condizioni. Da un lato il Pd è flagellato da un’alleanza “ribaltonista” con l’Mpa di Lombardo che influirà sicuramente in maniera negativa sul proprio elettorato. Dall’altro lato, però, PdL, Udc e lo stesso Mpa vivono un momento storico di grave incertezza politica sia per quanto riguarda le idee e i valori da comunicare che per quanto attiene alle strategie politiche da adottare per vincere la competizione elettorale in Ottobre. La fase attuale che, verosimilmente, si procrastinerà fino al giorno delle dimissioni – annunciate per il 28 Luglio – sarà caratterizzata da un continuo “conversare”, in pieno stile siciliano, diluendo i tempi delle scelte e delle strategie per trovare la soluzione vincente.

E la conversazione, per l’appunto, vede coinvolti tutti i soggetti e gli uomini politici siciliani. Dal PdL all’Udc, passando per Pd, Mpa, Fli, Pid, Forza del Sud e i movimenti siciliani che hanno appoggiato Raffaele Lombardo nelle recenti competizioni amministrative. E’ una conversazione immortalata in un contesto da “Gattopardo”, non tanto nella sostanza quanto nella forma e nell’immagine che, fantasticando, ci si puo’ creare immaginando la nomenclatura politica siciliana riunita frammento per frammento nelle stanze affrescate con dipinti d’epoca.

Attorno al tavolo, sorseggiando un caffè accompagnato da biscotti alla mandorla, siedono, ospiti d’onore, i partiti e gli uomini centristi, tra cui lo stesso Mpa del governatore Lombardo. Principe tra tutti, ovviamente l’Udc. Il partito di D’Alia, omologo isolano del reggente Casini, ha ancora la sua base elettorale più forte in Sicilia, nonostante la scissione del figliol che prodigo ancora non è, ovvero il Pid. Riuscire a portare dalla propria parte l’ago della bilancia, cedendo la poltrona più ambita, sarà, con ogni probabilità, la mossa vincente.

Ma gli scenari che si aprono dalle infinite conversazioni siciliane si moltiplicano: il PdL potrebbe scegliere di correre da solo qualora la corte all’Udc non dovesse sortire gli esiti voluti. Il Pd potrebbe spostarsi a sinistra, rinnegando gli anni lombardiani o, all’opposto, proseguire nel sodalizio inauguratosi tre anni fa e cercare una strategia di comunicazione valida per spiegarlo ai propri elettori. E poi Forza del Sud, il Pid, l’Mps e i tanti partiti che sempre più vivono del peso politico del proprio leader, saranno ricevuti in camera caritatis portando in dote il proprio capitale elettorale e chiedendo in cambio giuste ricompense, consapevoli che i piccoli fanno i grandi numeri.

La conversazione potrebbe continuare, immaginando candidati esterni ai partiti come il già ventilato rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla, o figurandosi scenari campanilistici di rivalità orientali e occidentali che vedrebbero contrapposte le eterne antagoniste Catania e Palermo. E’ una conversazione, però, che dovrà tener conto del malcontento per un’amministrazione regionale uscente e dei dati elettorali di ieri che hanno registrato un allontanamento generale dal voto.

In un torrido mezzogiorno di Luglio, quando Raffaele Lombardo –salvo clamorosi ma possibili colpi di scena – ratificherà le proprie dimissioni, i conversanti lasceranno il palazzo e comunicheranno le proprie decisioni, lasciando che la scelta sia del popolo. Questo sì, ormai lontano dalle rappresentazioni e dagli affreschi del Gattopardo.