È vero, non siamo a Ballarò. Dateci un governo


Ora è sceso in campo direttamente Napolitano. “Ghe pensi mi”, come ha intitolato la prima pagina di Libero venerdì 29 marzo. Che sia il venerdì santo, il giorno della passione di Cristo, forse non è un caso. A più di un mese dalle elezioni il calvario lo stiamo attraversando anche noi, senza ancora un governo e, ancora peggio, senza la minima idea di come farlo. Un caos totale. C’è chi vuole fare un governo con chi invece non lo vuole e non vuole farlo con chi invece glielo appoggerebbe.

Sembra uno scioglilingua, ma è così. Bersani per settimane ha inseguito il Movimento 5 Stelle, quasi pregandoli quantomeno di non impedire la partenza del suo Governo di cambiamento.  Sono compagni che sbagliano, posso recuperarli, deve avere pensato.

Quasi commovente la diretta streaming in cui il segretario, tra un sorso d’acqua e la testa tra le mani, cercava di spiegare ai grillini che la fiducia si da e si toglie, beccandosi in cambio una lezione sulla responsabilità, sui programmi elettorali mai rispettati, da chi ha, per questo paese, “un programma politico a 30 anni”, come ha precisato Roberta Lombardi, la capogruppo alla Camera. Del resto, Bersani non avrebbe dovuto aspettarsi una conclusione diversa, quando mai i grillini, in diretta streaming, avrebbero stretto accordi con il Pd? E ancora, quando si è mai vista una consultazione in streaming?

La politica fino ad oggi è sempre stata anche accordi sotto banco, riflessioni  congiunte, trattative. Ora non è né più né meno che uno show, un grande fratello del Parlamento. Trasparenza si, ma ve lo saresti immaginati Lincoln che in diretta streaming tratta con i membri del Congresso per negoziare sul 13° Emendamento?

Dall’altra parte, Bersani non ha voluto cedere alle proposte del Pdl e della Lega, certo, non l’ideale dal punto di vista politico, ma forse l’ideale dal punto di vista della responsabilità in questo momento. Che altro può fare Napolitano ora, se non affidare il governo ad una persona di alto profilo istituzionale?

Di governi tecnici ne abbiamo avuto abbastanza, ed è chiaro che davanti a un Movimento 5 Stelle che, coerentemente a quello che ha sempre detto, continua a ripetere che non darà mai la fiducia a un Governo politico, votando legge per legge, l’unica soluzione, forse, è che Pd, Pdl, e Scelta Civica si uniscano con pochi punti programmatici e cerchino di portarci fuori da questo baratro in cui stiamo finendo. Il voto? Tornare alle urne con questa legge ci restituirebbe un Parlamento ancora più frammentato.

E perderemmo ancora tempo. Non abbiamo un governo, o meglio, ce l’abbiamo, ma svolge solamente attività di ordinaria amministrazione, non abbiamo il Ministro degli Esteri, non abbiamo nessuno in grado di ottenere la maggioranza nelle due Camere.  Il PIL è sceso del 3,7%, siamo oltre la recessione.

Sembra quasi di essere ancora in campagna elettorale, ancora con queste contrapposizioni “noi e voi”, accuse, toni alti e spesso volgari. “Padri puttanieri” è stata l’ultima definizione che Grillo ha dato dei partiti, proponendo infine di andare avanti senza Governo.

Insomma, dei tre poteri di Montesquieu, legislativo, esecutivo e giudiziario, ne eliminiamo uno. Curiosa soluzione, basta chiedere ai mercati cosa ne pensino.  In un paese dove vige il bicameralismo perfetto, dove per approvare una legge di iniziativa parlamentare – sempre se si riesce ad arrivare ad una approvazione definitiva – servono mesi e mesi, con navette di qua e di la, più che curiosa sarebbe assurda.

Non siamo a Ballarò. È la realtà. Che vogliamo fare?