Elezioni politiche: il Partito Pirata sbarca in Italia


La dichiarazione di partecipazione alle prossime elezioni politiche ha suscitato più interesse di quanto potessero aspettarsi. Athos Gualazzi, Presidente dell’associazione Partito Pirata Italia, ci descrive tecniche e strumenti di comunicazione di un partito che in Europa (vedi Svezia e Germania) sta già facendo parlare di sé e rilancia: “Stiamo pensando di chiedere a tutte le associazioni e i movimenti che hanno più o meno a cuore i nostri temi la partecipazione a una costituente“.

Quanti aderenti avete al momento e quali strumenti utilizzate per raccogliere nuovi iscritti al partito?
“Non è possibile quantificare al momento quanti siano i soci e i simpatizzanti in quanto utilizzando la Rete sono diversi gli spazi di raccolta di adesioni, da poche centinaia di soci iscritti tramite il sito a pagine di Facebook dove sono anche oltre duemila”.

Qual è il vostro target di riferimento?
“Sicuramente i giovani e coloro che si sono disaffezionati all’attuale politica partitica non recandosi a votare”.

Qual è il messaggio principale che comunicate ai vostri elettori?
La Rete può dare un notevole impulso per uscire dalla recessione e contemporaneamente per ripristinare e migliorare il livello didemocrazia e libertà nel nostro Paese”.

Quali temi state lanciando all’interno del dibattito politico?
Salvare la Rete dai tentativi di trasformarla in un mega mercato planetario che azzittirebbe tutte le voci inerenti la cultura e l’informazione. Una Rete libera è il presupposto per una maggior condivisione e partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. É il mezzo per imporre trasparenza e onestà”.

Quali strumenti usate per sostenere le vostre idee e le vostre iniziative?
“La Rete e i media che ospitano le nostre tesi. Partecipiamo a dibattiti e convention per dialogare e propugnare le nostre proposte. Stiamo per aprire punti d’incontro laddove i pirati possano ulteriormente dibattere e offrire partecipazione e condivisione”.

In un asse sinistra-destra dove vi collocate?
“Ci chiamiamo fuori dagli attuali schemi partitici. Non siamo assolutamente contro i partiti ma riteniamo che gli attuali debbano riformarsi per riprendere chiaramente progetti di società alternativi. La nostra è una di queste proposte. Al nostro interno pratichiamo la democrazia diretta e proponiamo che lo facciano anche gli altri partiti di modo che attraverso questa pratica si possa chiedere che la nostra società applichi almeno la democrazia partecipativa e non più rappresentativa come ora”.

Come vi immaginate il futuro della politica italiana?
“Per un minimo risultato che possiamo ottenere sarà sempre l’inizio di una nuova e diversa partecipazione alla vita sociale della Nazione”

 

Foto: Andy Murray