Gianni Cuperlo. “Forza tranquilla”?

È un uomo elegante, raffinato nei modi e nel linguaggio. Uno che la comunicazione l’ha studiata e l’ha insegnata, e se n’è occupato direttamente all’interno del suo partito -i DS- ormai dieci anni fa, ghost writer di D’Alema e autore di alcuni libri fra cui “Par condicio. Storia e futuro della politica in televisione” (Donzelli, 2004).

Per certi aspetti, vista la sua storia politica (Fgci, Pds, Ds), pare rappresentare la continuità con quella area del Pd più rossa. Quello che molti hanno definito un uomo di apparato, legato al “vecchio” a D’Alema ed a Bersani, l’anti Renzi.

La sua corsa verso la segreteria pare concretizzarsi ufficialmente nel maggio 2013. Una scelta quasi forzata – per il bene del Paese, del Pd e dei suoi elettori – per un personaggio che non ama essere protagonista, con un piglio non proprio da leader. Ma un leader forse neanche vuol esserlo. Ciò non toglie che sappia parlare, e anche bene, che sappia dare peso e concretezza alle parole. Quasi a farle diventare slogan come: “Il Pd è l’investimento più importante che noi abbiamo fatto in questi anni” (dall’intervista rilasciata a Gad Lerner l’11 maggio).

Più che di uomo solo al comando nel caso di Cuperlo si potrebbe parlare di un uomo che invece punta sulla leadership collettiva nella convinzione, espressa varie volte, che anche il migliore, da solo, non ce la fa. La politica ed il congresso non sono e non devono essere visti, nella sua visione, come trampolino di lancio per interessi personali. Segretario non è Premier e correre verso la segreteria non vuol dire automaticamente correre, quando sarà ora, verso la premiership. Rinnovarsi sì, cambiare anche. Ma alla parola cambiamento lui ha scelto di puntare sulla credibilità, sul credere in qualcosa. Il suo slogan è infatti “E’ tempo di crederci”. Keywords della suoi discorsi e della sua campagna congressuale sono costitute da uguaglianza, dignità e da altri due verbi: reagire e pensare. Reagire alla deriva, arginare l’emorragia di iscritti. Pensare ai motivi per cui il Pd non ha perso ma non ha neanche vinto.

Un protagonista dell’apparato burocratico del Pd rimasto sostanzialmente nell’ombra. All’ombra del potere e anche dei media mainstream. Negli ultimi mesi è stato presente in tv in vari programmi di approfondimento politico come Ballarò e In Onda ma pare, nonostante la sostanza dei suoi discorsi, non bucare lo schermo. Una tranquillità eccessiva, forse. Un insieme di idee che non riescono con forza a far breccia.

La sua campagna congressuale coordinata dal segretario fiorentino Patrizio Mecacci dovrebbe partire sabato 19 con l’idea di un congresso che si concentra più sul partito visto come una “comunità educante” e sull’idea di Paese, su un’idea nobile e alta della politica. Una politica di centro sinistra che non è riuscita a capire ed a riformarsi. Questo è il messaggio di Cuperlo: ricostruire un partito dove al centro vi siano gli iscritti e le proposte. Un laboratorio culturale collettivo.

Il suo documento, in otto punti, è disponibile e scaricabile su www.giannicuperlo.com. Un sito che richiama i colori del suo partito: il rosso, il verde ed il bianco. È possibile iscriversi alla newsletter, candidarsi come volontario e continuare a partecipare alla discussione attraverso i social network Facebook e Twitter. Su quest’ultima piattaforma, alla quale Cuperlo si è iscritto verso la fine di luglio (forse per contrastare il fake @GianniCuperloPd di cui si è già parlato qui http://goo.gl/Gqew5k), si registra un’attività vivace, risponde agli utenti e spesso retwitta altri contenuti.

Non resta che attendere in che forma si svilupperà la sua campagna congressuale, in che modo cercherà – anche lui – di cambiare verso a questo Pd.