Gianni l’Europeo

 

A dire il vero non si capisce da dove sia saltato fuori questo membro della direzione nazionale del Pd che in realtà con l’Italia ha anche avuto poco a che fare. Chi è?

Gianni Pittella, lucano, dopo l’esperienza parlamentare nel lontano 1996 sui banchi del PDS, volge subito lo sguardo all’Europa, divenendo europarlamentare nel 1999. Attualmente vice presidente vicario del Parlamento Europeo si candida come segretario del Pd per mettere a disposizione del Paese, della sua gente, le competenze maturate presso l’UE. La politica, dichiara in un’intervista su l’Unità dell’8 Aprile, significa “Polis, torniamo lì”. Tornare fra la gente avendo in mente un’idea di cambiamento che parte comunque dall’Europa per affrontare i grandi temi legati alla crisi, ricominciando innanzitutto dall’uguaglianza.

Oltre il respiro europeo e socialista che vorrebbe consegnare al suo partito, Pittella pone al centro del suo programma il Sud. “Delocalizzare al sud” scrive su un post nel suo blog. Il Sud della disoccupazione, delle bellezze non valorizzate, dei cervelli in fuga verso il Nord e verso l’Estero. Quel Sud spesso oggetto di slogan a fini propagandistici. Una pezza da spot elettorale. Sempre.

Europa, Mezzogiorno e altri temi “di sinistra” nella sua proposta come il reddito di cittadinanza, la diminuzione delle tasse sul lavoro, la partecipazione. Temi utopici o futuristici, per il nostro Paese. Per questo forse ha scelto come slogan “Il futuro che vale”. Uno slogan che non esprime una posizione, ponendo al centro qualcosa di astratto -e concreto allo stesso tempo- come il futuro. Tuttavia vago. Non coinvolge. Cosa varrebbe in questo futuro? O forse il senso del messaggio sta “nel voto” che potrebbe valere per il futuro?

In tv e sui quotidiani è pressoché assente, il che non aiuta tantissimo gli elettori del Pd o in generale l’opinione pubblica, a capire bene chi sia o cosa proponga. In rete è presente attraverso il suo portale che si sdoppia fra il suo blog ed il suo sito dedicato alla sua attività da parlamentare europeo, ed i social Facebook e Twitter attraverso i quali risponde – caso raro – personalmente agli utenti.

Un politico lontano dall’Italia, forse un po’ vecchio stile, più impegnato a fare che a comunicare, non molto attento alle trame e alle strategie né del partito né della sua campagna elettorale.