Gran Torino 2011: Fassino è il pilota giusto?

 


Lingotto, Torino, 16 gennaio 2011.
E alla fine si inizia. Non è ancora sfumato il pathos che ha accompagnato il referendum di Mirafiori che già si deve voltare pagina e affrontare la campagna delle primarie del centro sinistra. La platea è gremita, decine di sostenitori sono costretti a seguire l’evento dall’esterno attraverso uno maxischermo. In sala si incontrano i rappresentanti della dirigenza locale e nazionale del PD nonché alcuni rappresentanti della classe dirigente torinese, con una prevalenza di capi canuti rispetto ai giovani sostenitori rincorsi avidamente dalle telecamere.

 

L’incoronazione del figliol prodigo tornato nella terra natia viene spinta dalle dichiarazioni di esponenti della società civile e  da un video che si propone di sondare il gradimento per l’ex ministro. Il tutto suggellato dall’intervento di Chiamparino a segnare il passaggio, o lo scambio, di testimone.
Il segnale è forte. La classe dirigente politica ed economica che si riconosce nel centro-sinistra sostiene la candidatura di Fassino, il quale viene eretto a simbolo della continuità con il passato e proposto come traghettatore verso il futuro. Il messaggio è altrettanto chiaro. In un mondo sempre più globale e in un’Italia sempre più federalista occorre una figura di spicco nazionale e di comprovata esperienza internazionale per gestire la crescente complessità di un’amministrazione comunale. I giovani politici cresciuti alla corte di Castellani e Chiamparino non sono ancora autosufficienti. Per questo hanno bisogno di un acceleratore di classi dirigenti esperto e innamorato della sua città. Il tutto per costruire insieme alla società civile quella Gran Torino, slogan cesellato nel logo ideato da Antonio Romano, che ha ispirato tra i detrattori dell’ex ministro il desiderio di promuovere la sua candidatura a Sindaco di Detroit.

L’idea di città viene declinata in tre parole chiave: innovazione, fratellanza e accoglienza. Trasformare Torino in un “hub dell’intelligenza” puntando sulla qualità del lavoro in modo da sganciarsi dal bagno di sangue generato dalla competizione internazionale basata sui prezzi. Accompagnare lo sviluppo innovativo con un rafforzamento delle relazioni sociali e con il miglioramento della qualità della vita cittadina. La dichiarata assenza di un piano programmatico non sembra intaccare le convinzioni dei presenti, appagati dalle note di Ligabue che nel finale promette:“il meglio deve ancora venire…”. L’apparato organizzativo dimostra nel pieno la sua efficienza, sottolineando il peso rappresentato dalla “più grande città del nord amministrata dal centrosinistra” assediata dalle orde verdi che avanzano dal nord-est.

La forza del messaggio sembra vacillare se si lo analizza dal punto di vista della coerenza. Non si può dire che la narrazione proposta sia esente da licenze. In primo luogo la pretesa continuità con l’attuale amministrazione non è così condivisa, se da molti la candidatura di Fassino è stata letta come un “commissariamento” della politica sabauda. Fatto ingiustificato se si considera che nelle ultime elezioni regionali, vinte da Cota, il fortino Torino abbia retto con tranquillità grazie a un congruo vantaggio del centro-sinistra. Assumendo inoltre che Chiamparino non sia stato l’unico artefice delle politiche locali ma che sia stato supportato da validi assessori nel costruire una realtà riconosciuta “modello di città” a livello internazionale, non si comprende a pieno questa forma di continuità eterodiretta. L’impegno proclamato per il miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente rappresenta invece un punto di continuità con il Sindaco uscente. Il fatto di affrontare le questioni legate alla mobilità, all’urbanistica e all’ambiente ricorrendo in gran parte a interventi strutturali stride però con il vincolo dettato da un bilancio pesantemente indebitato e con gli ammiccamenti rivolti ai rappresentanti della cultura ambientalista. Questi, infatti, a un’impostazione basata sul “costruire” rispondono con forza che bisogna “valorizzare”.

Il tema dei giovani tradisce inoltre qualche debolezza. La visione paternalistica di sostegno delle istanze giovanili si sposa con la rappresentazione stereotipata offerta dal video introduttivo. Per incontrare e parlare con i giovani bisogna scendere negli inferi dei Murazzi. Maquillage o reale interesse verso i disagi e le necessità dei giovani?
Infine non si può ignorare l’importanza del visual. In ogni prodotto comunicativo, anche una campagna elettorale, occorre una coerenza tra contenuto e immagine.
Vi propongo un test, partendo da cinque parole chiave.
Chiudete gli occhi e pensate: Fare, Fiducia, Fraternità, Felicità, Fantasia…
Se non vi è apparso Fassino forse, davvero, “il meglio deve ancora venire”.