Il candidato rampante e l’elettore dimezzato

Nel bel mezzo di una campagna elettorale, vuoi a livello locale che nazionale, è interessante leggere fiumi di inchiostro su buone pratiche da mettere in atto da parte degli addetti ai lavori, e buoni propositi da parte di chi la politica la dovrebbe fare.

Si è sempre detto che per prepararsi efficacemente ad una competizione elettorale è sempre bene farlo prima e meglio degli altri competitor. Organizzazione, emozione, coinvolgimento sono ormai le keyword. Ma dopo? Cosa succede? Si è sempre detto anche che la campagna elettorale è spesso paragonata ad una “horse race”, un gioco, una partita per il potere.

Aggiungo che potrebbe essere vista anche come una lunga, forse estenuante, luna di miele fra i candidati e i propri elettori. Quanto può durare questa luna di miele? E soprattutto, dopo ci si vuole bene ancora?

In questi contesti, come nel caso delle elezioni per il rinnovo dei consigli comunali, dove l’elettore è chiamato ad esprimere la preferenza per il candidato ci si aspetterebbe una relazione costante, dal momento della candidatura sino a tutto il suo mandato. Ma non sempre avviene. L’elettore spesso si ritrova nella condizione del “sedotto e abbandonato”.

Il gioco della seduzione si presenta attraverso mille sorrisi per strada, un caffè, una disponibilità, una saggezza, e una bontà da buon samaritano. Spesso fumo negli occhi che si dissolve qualche giorno dopo le elezioni.

Da qualche anno, inoltre, la seduzione passa anche attraverso i social network dove ormai gli utenti sono dei veri e propri “watchdog” controllano il politico di turno con una certa verve e una irrinunciabile nota polemica, specie se non risponde più a domande e post di denuncia di varia natura.

Come per gli appuntamenti al buio su un sito di incontri, come una conversazione con un tal dei tali conosciuto su Facebook, anche l’elettore più sprovveduto può cadere nella trappola ed essere vittima di catfish, del candidato rampante che ti promette la gioia terrena della buona politica, per poi abbandonare l’elettore dimezzato e straziato da quella speranza svanita.

Dimezzato perché in fondo tutti crediamo che è giusto, in fondo, dare sempre la possibilità a qualcuno. Ma poi capita che una parte di noi ne rimane profondamente delusa ed amareggiata, così che il candidato rampante diventa latitante. Dalla seduzione, attraversando l’illusione, si arriva presto all’abbandono. Non sempre e non tutti. Ma diciamolo, capita e non a pochi.

Succede che per strada non si vede più nessuno, che il telefono squilla a vuoto, che non si offrono più caffè, che ad un discussione si sostituisca un “si, poi ne parliamo”. E anche sui social non ci si esime dalla fuga. Contenitori di santini, programmi, infografiche, appelli, appuntamenti in programma, si svuotano per lasciare il posto alla rabbia dei cittadini che chiedono” cari politici, ma dove siete? Perché non rispondete?”.

Ecco, il punto è questo: l’elettore in campagna elettorale è spesso trattato come un numero, un oggetto, un fantoccio. Uno fra tanti, o per dirla in altro modo l’elettore è spesso, troppo spesso, considerato “un voto”. La relazione, ipocrita, che si è provata a costruire durante il periodo elettorale viene interrotta senza motivo. Una relazione di interesse, priva di umanità, che ripagherà di anno in anno con la disaffezione, con il disinteresse, con l’astensionismo. Ce lo meritiamo?

Cari candidati, se la passione politica vi si accende solo tre mesi l’anno ogni 5 anni, meglio lasciar perdere e come in amore, o meglio dire un fuoco di paglia, non illudete chi può riporre speranza e fiducia nei vostri confronti. Se invece credete di avercela sul serio questa benedetta passione dimostratela costantemente per non dimezzare le aspettative di chi vi ha votato, siate sempre rampanti.