Il Cavaliere sotto assedio

 

Il caso Ruby, per i tempi e la gravità di accuse con cui è arrivato, rappresenta l’assedio che deve fronteggiare il Presidente del Consiglio. Il periodo è quello di un inizio anno costellato dall’ultimatum di Bossi sul federalismo e l’avvicinamento di probabili elezioni anticipate. I reati di cui potrebbe essere accusato Berlusconi minano la sua credibilità e lo condurrebbero a fronteggiare una minaccia molto pericolosa. Gli avversari di questa difficile battaglia, inserita nel contesto più ampio di una guerra iniziata dopo la rottura con Fini, sono i giornalisti e la stampa. L’intero arco della politica avverso al Premier, infatti, è indaffarato a dimenarsi sulle contestazioni delle primarie e indeciso sui punti che dovrebbero mantenere solida un’alleanza (vedi il Terzo Polo).

Berlusconi combatte una battaglia che sa essere importante per due motivi precisi: il vincitore potrà addossare all’avversario la responsabilità delle elezioni anticipate; la sfida per la conquista del consenso passa da un’accurata campagna che possa essere, allo stesso tempo, difensiva e attaccante. E questo avviene nel campo di battaglia rappresentato dall’arena mediatica. Negli ultimi dieci giorni Berlusconi ha telefonato a tramissioni televisive, è intervenuto con video-messaggi sul sito dei Promotori della Libertà che sono stati poi trasmessi dai telegiornali; ha istruito i suoi (le donne soprattutto) nella condotta da tenere durante i talk-show. Così la Santanché ha abbandonato per due volte gli studi televisivi (Annozero e Agorà) e la Zanicchi è stata invitata a fare altrettanto durante la trasmissione di lunedì scorso de L’infedele.

Il consulente politico e spin doctor Marco Cacciotto, parla di “strategia blairiana” il cui obiettivo è di “comunicare il proprio punto di vista, la propria interpretazione dei fatti”. La tecnica consiste nel polarizzare l’elettorato, a foggia di sostegno calcistico, così da provocare un effetto “tifo” che ha nei toni alti la sua ragion d’essere. Berlusconi ha scelto di adottare questa strategia perché “certa” stampa e “certi” programmi televisivi hanno messo in campo, sul caso Ruby, un esercito di forze mediatiche e comunicative impressionante. Le scelte di Berlusconi sono quindi in parte obbligate dall’assedio in cui si è ritrovato in queste settimane. La risposta non si è fatta attendere e si è tramutata in attacco, sferrato con le armi migliori: le donne e i contenitori televisivi che si rivolgono ad un pubblico mediamente poco interessato alla politica (è il caso di Kalispéra). I toni molto alti dell’eloquio non servono soltanto a ribadire, rafforzando, il proprio punto di vista, ma anche ad una sottile causa difensiva nel caso il Premier venisse accusato di essere offensivo: le sue sono risposte ad un’attacco altrettanto, se non di più, violento e volgare.

L’assedio prosegue ma il Premier sembra difendersi bene, anche perché dispone di armi molto efficaci nel campo del nemico (i media). L’esito della battaglia è ancora incerto, ma Berlusconi ha schierato in campo due importanti fattori: la presenza delle donne e la loro aggressitivà nel prendere le sue difese; e l’attribuizione della responsabilità dell’ empasse politica ai giornalisti e alla magistratura. Così, anche se si arriverà al duello finale – le elezioni anticipate – Berlusconi potrà dire di averle provate tutte per evitarlo. La parola “sconfitta” non esiste nel vocabolario del Premier: è questa, probabilmente, la forza più nascosta ma più importante che gli consentirà di non soccombere all’assedio.