Il “rigore” linguistico: risorsa o gravame per la politica

Lo scorso venerdì 19 aprile è partita la campagna elettorale del volto “nuovo” della politica catanese alla cappella Bonajuto: Maurizio Caserta, professore ordinario di economia all’università degli studi di Catania. Fin dalle prime battute, posta la concretezza delle questioni trattate, è emersa una certa autorevolezza e referenzialità sopra tutto sotto il profilo comunicativo.

La prima caratterizzazione emersa riguarda il suo registro linguistico particolarmente “asettico” e sobrio, perfettamente in linea con il profilo istituzionale del professore, che ha contraddistinto tutti gli endorsement tenuti durante l’evento. Per certi versi sembrava di interfacciarsi con il candidato “tecnico” tipico del governo nazionale dell’ultimo lustro. Infatti rispetto alla stagione critica e contraddittoria che abbiamo vissuto negli ultimi 15 anni, in Italia è scaturita una vera e propria ricerca – avviata dal governo Monti – volta alla costruzione di una nuova estetica del “rigore”, Un’estetica basata anche sull’utilizzo attento di certe parole e su molti neologismi, oggi dominanti nello stesso linguaggio politico.

Il primo neologismo associato all’attuale governo, ovviamente, non poteva che rimandare alla “tecnica”: governo tecnico, governo dei tecnici. Ed era infatti technocrats, “tecnocrati”, a figurare nella lista dei nuovi termini fondamentali del 2011 stilata dal London Evening Standard, nella sezione Politics. La definizione rimandava al “nuovo governo italiano formato da banchieri e professori super-qualificati”. Piccola annotazione che ci permette di valorizzare il neo candidato sindaco Caserta: all’inizio dell’incarico, il presidente Monti veniva considerato dai più anticomunicativo, lontano dalle logiche mediatiche. Invece il 6 dicembre 2011, in occasione di uno dei primi discorsi sulla crisi economica, in uno dei talkshow tv più seguiti, Ballarò, Monti riuscì a catalizzare l’attenzione del pubblico televisivo italiano, e insieme dell’opinione pubblica: 24% di share e 6.368.000 telespettatori (dati Auditel) che scelsero la terza rete, testimoniando, almeno in parte che alla politica spettacolo si andava pian piano sostituendo una politica nuova, con uno stile comunicativo finalizzato alla fruizione di un contenuto.

Un fenomeno importante se consideriamo lo strettissimo rapporto che esiste tra parole e pensiero: parole nuove indicano, in genere, una trasformazione, della società nel bene o nel male. Non c’è comunicazione senza contesto: in un momento così confuso e di panico, in cui lo spread saliva, le borse cadevano a picco, in cui la politica faceva solo da contorno, il Professore Monti, e la stretta cerchia dei suoi più fidi “collaboratori e membri dell’ormai passato governo ha sempre fatto del rigore comunicativo la propria bandiera. Pensate ad una vera e propria “rieducazione” comunicativa che, oggi, pare faccia dell’ex Premier il più loquace di tutta la storia della Repubblica e il più osannato dalla stampa internazionale. Il Financial Times lo ha celebrato come il “leader più importante d’Europa”. Il “collega” britannico Economist gli ha fatto eco: “Ha cambiato la politica europea”.

Perché non traslare questa rappresentazione anche su Caserta? La sua prima uscita pubblica è stata in linea con quando primamente detto: è riuscito ad esprimere una visione coerente della città rivolgendosi direttamente al parterre in modo sobrio. Come? Gli occhi fissi sugli appunti, le pause per riconnettere i fili, il garbo voluto e ricercato, un certo stile pedagogico (del resto è un professore) ma ricco di dettagli volti a persuadere e a convincere: sono soltanto alcuni dei segnali che testimoniano l’inversione di tendenza del modello politico/dialogico tipico della comunicazione politica degli ultimi anni, già sperimentata a livello nazionale con qualche ricaduta in contesti locali.

E’ chiaro che in una città come Catania(e non solo) l’impresa risulti ardua, essendo ancora legata ad un’organizzazione del consenso politico di vecchia memoria. I giochi sono appena cominciati e i tempi sono cambiati in vista del fatidico rendez-vous tra politica e cittadini.