Il “Sì”, in Sicilia


A poco più da una settimana dalle consultazioni referendarie che si sono svolte il 12 e il 13 Giugno, ottenuto il risultato sperato, ossia il quorum, ci è sembrato interessante osservare quali esiti abbia avuto in Sicilia questa consultazione popolare diretta, la cui tutela giuridica spetta all’articolo 75 della nostra Costituzione.

Una parentesi per riepilogare i quesiti del referendum abrogativo per cui gli italiani sono stati chiamati a votare: la scheda rossa per “la modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”, la scheda gialla per “ la determinazione del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale”, la scheda grigia per “ l’Abrogazione delle norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia nucleare”, infine la scheda verde per “ l’abrogazione di norme della legge 7 Aprile 2010 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale quale risultante a seguito della sentenza n.223 del 2011 della Corte Costituzionale”.Nella regione siciliana si votava in concomitanza alle elezioni amministrative, che avevano visto andare al ballottaggio alcuni comuni siciliani tra cui, Canicattì, Bagheria,Vittoria, Lentini e Favara.

Se l’Emilia Romagna si è aggiudicata il merito di essere la regione più virtuosa in termini di affluenza alle urne, con una Bologna che ha sfiorato più del 50%  di elettori recativisi, la Campania la meno “partecipativa”, in Sicilia si è presentata una situazione degna di nota, andando oltre le aspettative. La percentuale degli elettori si è aggirata intorno al 57%, una percentuale non a dir poco consistente ma sicuramente significativa. Basti pensare che nel cuore dell’entroterra siciliano, ad Agira, un paesino di 7 mila abitanti in provincia di Enna,  gli elettori sono stati 6930. I cittadini che hanno votato SI nella scheda rossa sono stati 4370, stesso numero in quella gialla, un 63% per quella grigia e per quella verde. Insomma un esito, quello di questo referendum abrogativo in una realtà locale marginale, ma non per questo meno importante, davvero sorprendente.Aldilà di questo caso, che sicuramente non può ritenersi paradigmatico, l’affluenza alle urne nelle altre città siciliane ha presentato le seguenti dinamiche.

Nel capoluogo ennese su 35 sezioni scrutinate i votanti sono stati 14706 pari al 62,38 % . Il 97, 67% non ha nutrito il minimo dubbio a votare SI nella scheda rossa, un rotondo 98,01%, per la scheda gialla, e rispettivamente per la scheda grigia e verde un 96, 13%. e un 95,82%. Nella non lontanissima Caltanisetta l’affluenza alle urne ha registrato una lieve battuta d’arresto, la percentuale dei votanti a tutti e quattro i quesiti ammontava al 54,38%. A Palermo hanno votato SI per tutti e quattro i quesiti referendari il 50,44 degli elettori aventi diritto. Nemmeno in questa circostanza si sono saputi evitare avvenimenti spiacevoli. Infatti, il giorno della consegna dei dati si sono verificati disagi al centro raccolta dati del referendum a causa di una manifestazione organizzata dai lavoratori della Gisip: insomma una vera e propria odissea che non ha avuto niente di folcloristico dato che i Presidenti di seggio hanno dovuto consegnare i dati protetti dalla scorta.

A Catania ha votato il 43, 23 % degli elettori  di cui 109.994 donne. Inoltre nella città del Liotro sono state numerose le iniziative di sensibilizzazione e di promozione organizzati dai comitati pro Acqua pubblica. Un gruppo di giovani neolaureati  in collaborazione con l’associazione  studentesca Arcadia ha organizzato una conferenza al Cortile Platamone per spiegare le ragioni del sì. L’affluenza alle urne non ha risparmiato nemmeno Messina dove su 254 sezioni scrutinate il 97, 3% ha votato SI nella scheda rossa, il 97,79 ha fatto la stessa cosa nella scheda gialla. Inoltre 88594 elettori si sono espressi favorevolmente all’abrogazione delle norme che consentono la produzione di energia nucleare e più o meno tanto quanto è stato il numero di coloro i quali hanno votato SI nella scheda verde.  A Siracusa la percentuale del votanti nei primi due quesiti sull’acqua è stata del 50,36; il 50,38 %  per il terzo quesito sul nucleare, e il 50,35 si è espresso a favore dell’abrogazione delle norme in materia di legittimo impedimento.

L’importanza del referendum nel contesto istituzionale nazionale in primis e siciliano poi, ha dimostrato la sua efficacia proprio per il fatto di essere un istituto gestito a democrazia diretta, amministrato da tutti i cittadini con partecipazione e non tramite i propri rappresentanti. Se i risultati ottenuti nei ballottaggi, dove il PD nel territorio siciliano alla fine ha avuto la meglio, non devono rendere eccessivamente entusiasti ma galvanizzare quanto basta: la partecipazione a queste consultazioni referendarie dimostra comunque che vi è un segno di maturità politica e democratica del popolo siciliano che non va sovradimensionato ma che merita di essere preso in considerazione. Non un vento che cambia, ma una diversa aria da respirare, dove il corpo elettorale siciliano si è visto partecipe attivamente alla gestione dei propri interessi senza deleghe o interferenze di alcun genere. I siciliani hanno gridato SI, un grido che rimbomba per chi è abituato a stare in silenzio.