Il Vangelo secondo Matteo


Il Governo che non c’è vive i suoi giorni d’attesa e tribolazione: domani Bersani sale al Colle per provare a convincere Napolitano della pragmaticità della sua proposta. Nell’alveare che si fa e disfa tra Palazzo Chigi, Montecitorio e Madama, il sindaco di Firenze affila le armi pronto ad una nuova corsa prima per le primarie e poi per la premiership.

Già per la campagna elettorale delle primarie d’autunno, Matteo Renzi si era distinto per una linea comunicativa che provava ad abbandonare il frame della “rottamazione” per spostarsi su quello delle proposte per il Paese: in primis l’abbattimento dei costi della politica e, in particolare, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.

A corredo di un’immagine nuova, Renzi aveva imbastito un circo comunicativo praticamente copiato dalle presidenziali americane e, nella fattispecie, da Barack Obama: i colori, le convention, lo stile di scrittura, l’impostazione del sito, il fund raising (seppur, quest’ultimo, in forma embrionale). Matteo “l’amerikano” che, rimboccandosi le maniche della camicia bianca e lasciando la cravatta scura lì a imperare solitaria, non ha mai –neppure per un attimo- ricordato quel manifesto in bianco e nero con cui Bersani lanciò la campagna del PD nel 2010. Anzi, ha fatto combaciare ancor di più la propria fisionomia con quella del presidente americano. 

Una tendenza all’americanizzazione che continua ad emergere anche in questo frangente di purgatorio, a metà tra una fase politica ed una elettorale. In diverse interviste il sindaco di Firenze ha parlato di un “Job Act” che, invece, nella ‘ditta’ del Pd avrebbero chiamato “pacchetto per il lavoro”. Matteo continua ad evangelizzare con uno stile ed un linguaggio semplici ma anche accattivanti e che lasciano trapelare una buona dose di competenza.

Così Renzi prosegue nella sua opera di evengelizzazione, un misto di strategia politica e comunicativa, ricucendo nella notte gli strappi della tela che continua a tessere sapientemente consapevole che, la modalità e i tempi con  cui appropriarsi della scena, sono decisivi per consacrarlo a nuovo Pietro o martire di una religione dei cui frutti godranno le generazioni a venire.