Italia, adesso spogliati


Finisce la corsa del treno elettorale, chiude i battenti la campagna “più”. Più brutta di sempre, più vuota, più mediatica, pià priva di contenuti e programmi. Come tutte le altre, almeno dalla nascita –supposta- della seconda repubblica in poi.

Il circo linguistico e comunicativo ha definito i contorni di attori e spettatori che hanno occupato quel gigantesco teatro che è diventata l’Italia in questo mese di campagna elettorale. Si è assistito alla popolarizzazione estrema dei candidati, alla somministrazione maniacale dei sondaggi e alla bulimia mediatica dei politici. I colpi di scena non sono mancati: l’Imu, il cane di Monti, il curriculum di Giannino, il giaguaro di Bersani. Colpi che, però, eccitano più i professionisti della comunicazione e gli analisti politici che i circa 40 milioni di italiani che voteranno domani e lunedì.

Il punto non è la mancanza di programmi o di temi economico-sociali nei dibattiti tra i candidati. La questione è, invece, ciò che accadrà dopo lo spoglio. L’Italia sarà messa a nudo dalla meccanica operazione di apertura delle schede elettorali e dovrà fare i conti con uno scenario economico-finanziario poco stabile.

Il Paese soffre ancora le ferite dei regni e delle divisioni precedenti l’Unità. Riflette, nella composizione dell’offerta politica, lo spasimo di chi deve fare i conti con un passato ancora presente. E così si presentano tre sinistre (Pd, Sel, Rivoluzione Civile), tre partiti che vedono l’Italia a metà (Grande Sud, Mpa e Lega Nord), i moderati divisi tra il centrismo Montiano e tutto quello che sta da Berlusconi in poi (Pdl, Fare, Fratelli d’Italia, Mir).

L’Italia ha le vesti lacerate da anni di crisi economica e da responsabilità di scelte politiche e amministrative che attraversano le prime, le seconde e tutte le repubbliche che i media continueranno a sfornare nel tentativo di confinare epoche storiche che, in realtà, si ripetono uguali a se stesse. Il prossimo governo avrà il compito di ricucire quelle vesti. Se si limiterà ad apporre toppe, tra pochi mesi l’Italia sarà chiamata ad un nuovo periodo di campagna elettorale, di spettacolo, di spogliarello.