La forza tranquilla di Napolitano

Il settennato di Giorgio Napolitano si chiude con l’apertura della girandola di votazioni per la scelta del suo successore. Il mandato del Presidente della Repubblica, iniziato nel 2006, è stato caratterizzato da una comunicazione istituzionale che ha voluto affrancare l’immagine del Presidente  di uomo del fu Pci e si è calata in un contesto storico tra i più difficili della Repubblica.

In particolare, con l’abbattersi della crisi economico-finanziaria nel 2008, Napolitano è stato chiamato a scelte difficili e frutto di una lungimiranza politica non sempre compresa dai suoi interlocutori principali, i leader politici. Dal governo Prodi a quello Berlusconi, passando per la caduta dei partiti e l’istituzione dei tecnici fino ad assistere –impotente- allo stallo di questi giorni.

Napolitano si è costruito l’immagine, soprattutto con la decisione –delicata- di nominare Monti a capo del governo, di Presidente dalla “forza tranquilla”. In un momento storico tra i più critici per il Paese, aveva scelto il Professore volendo spianargli la strada come suo erede al Colle. Una mossa quasi palese ma che il senatore a vita ha scelto –civicamente- di bruciare “salendo” in politica e rinunciando alla salita ben più significativa. Questioni di vedute e di lungimiranza.

“Re Giorgio” ha rivestito in pieno l’incarico istituzionale, spogliandosi delle vesti comuniste e intervenendo anche contro la magistratura –di cui è allo stesso tempo il vertice- per evitare che il clima politico si imbizzarrisse ulteriormente. Ha concluso il suo mandato lasciando che, a scottarsi con la patata bollente del nuovo incarico governativo, sia il suo successore. Dopo tre governi e una crisi economica di proporzioni enormi, ha preferito trasferire l’immagine della saggezza personale ad una decina di uomini che, però –si veda Onida- hanno goffamente tradito l’ultima mossa di fine strategia politica.

Una macchia, quest’ultima, che sporca l’operato istituzionale di un Presidente che ha sempre cercato – e trovato – la soluzione alle impasse politiche, arrivando anche a difendere l’orgoglio di una nazione scomposta quando i “compagni” tedeschi dipingevano come “clown” due dei principali leader politici italiani.

La forza tranquilla di Giorgio Napolitano è stata piegata, ad un metro dal traguardo, dalla stanchezza di un’epoca che ha chiuso i battenti e dalla rassegnazione di fronte ad uno spettacolo che rischia di ripetersi uguale a se stesso.