La Hybrid Media Logics. Sguardo sull’Italia

Nel suo ultimo libro “The hybrid media system. Politics and PowerAndrew Chadwick, Professore di Scienze Politiche e Co-Director del New Political Communication Unit presso la Royal Holloway (Università di Londra), propone il concetto di “Ibridità” per pensare e ripensare i rapporti fra media, politica e società, e le loro possibili interazioni. Un processo, oltre che un concetto, che esprime simultaneamente integrazione e frammentazione. In altre parole integrazione fra quelli che sono definiti vecchi e nuovi media, fra media e attori politici, e frammentazione dei contenuti su più canali.

L’autore sostiene che il concetto di “Media Logic”, introdotto da Altheide e Snow (1979), secondo il quale i media imporrebbero dei vincoli di formato e di linguaggio a chiunque voglia utilizzarli, soprattutto ai politici, per trasmettere un messaggio, avrebbe ad oggi delle limitazioni. Rispetto al secolo scorso, infatti, il sistema mediatico è molto più diverso, è più «frammentato e policentrico, e le nuove pratiche si sono sviluppate fuori dalla crescita della comunicazione digitale». I politici, negli ultimi anni, si andrebbero ad adeguare al cambiamento del sistema dei media come quest’ultimo si andrebbe ad adattare ai primi, al fine di rispondere entrambi alle rispettive sfide e possibilità che un nuovo sistema, appunto ibrido, proporrebbe. Si legge quindi che:

(…) mentre la logica dei media ha avuto un influsso sulla condotta della politica questa logica può essere capita al meglio non come forza che si emana dai media e quindi agisce sulla politica, ma piuttosto come una forza che è co-creata dai media, dagli attori politici e dal pubblico.

(…) while media logic has had an influence on the conduct of politics this logic is best seen, not as force that emanates from media and then acts upon politics, but rather as a force that is co-created by media, political actors and publics.

Possiamo rintracciare elementi di questa nuova logica anche nel contesto italiano, dove, come altrove, la notizia è più frammentata e il cosiddetto “pubblico” è diventato oltre che fruitore “produttore” di contenuti? Grazie alle nuove tecnologie si è creata un’interdipendenza fra media ed attori politici?

Innanzitutto, il concetto di convergenza si riscontra già in Jenkins (2007), un processo caratterizzato dal flusso e dalla convergenza appunto del contenuto su più piattaforme. Un luogo astratto, ma non troppo, dove il potere dei media e quello dei consumatori-produttori si scontra, proponendo scenari in cui lo spettatore diventa sempre più protagonista. Possiamo dire che in realtà più che nuovi media o media digitali forse è il caso di parlare di «renewed media» (O’Loughlin 2010) in quanto “i vecchi” riadatterebbero le loro pratiche secondo le logiche dei”nuovi”. Logiche basate soprattutto sull’interattività e sull’engagement. Basti pensare al giornalismo, alle forme con cui si è adatto nel suo “formato” online, alla possibilità dell’utente di condividere sui canali social le notizie e commentarne il contenuto. Dinamica che con i tradizionali mezzi broadcast era impossibile. Si pensi ancora a come gli attori politici sul web, sui social network in particolar modo, ed in tv tendano sempre di più a parlare un linguaggio più mediatico, semplice, che colpisca, che parli “alla pancia” della gente, meno politichese e più appetibile a giornalisti e anchorman dei più svariati programmi di infotainment. A tutto ciò va ad aggiungersi il buzz creato dagli spettatori di questi programmi tv grazie ai consueti e ormai irrinunciabili live-tweeting, ovvero il commento in diretta su Twitter riguardo lo svolgimento e l’andamento del dibattito, e da tutta quella sfera di blogger ed influencer che esprimono la loro opinione e la propria visione su un politico, su un determinato argomento, su una proposta. Una sfera che si affianca, non si scontra, con il giornalismo tradizionale che anzi, appare sempre più disponibile, ad ospitare nelle varie testate online, blogger particolarmente seguiti o esperti di una determinata tematica.

E chi, infine, non ha notato come da un anno circa, i telegiornali mandino in onda i Tweet dei politici? Tweet che si trasformano in realtà in piccoli comunicati stampa. 140 caratteri notiziabili, ma soprattutto brevi e dunque perfettamente fruibili dai media tradizionali. A differenza di quest’ultimi, i media digitali pongono al centro le persone, l’intelligenza collettiva che interagisce con i classici detentori del potere, la politica e la stampa, inserendosi sempre più nelle loro dinamiche fino a diventarne anch’essi protagonisti e soggetti attivi, anch’essi produttori, oltre che consumatori, di contenuti. Non va comunque dimenticato il fatto che come altri studiosi hanno evidenziato (Boccia Artieri 2013) il tasso di partecipazione politica o l’indice di gradimento, se così può essere definito, di un politico o di un partito non può essere misurato esclusivamente con un like su Facebook o con un Retweet su Twitter. Internet e la digitalizzazione della comunicazione hanno permesso ai tre attori della comunicazione politica di reinventarsi e di influenzarsi a vicenda aprendo nuovi imprevedibili scenari. Come osserva infatti, Chadwick in conclusione al suo libro:

La comunicazione politica è in una fase di transizione. Mentre la comunicazione di massa rimane ancora al centro della vita pubblica, l’essenza della politica mediata è in rapida evoluzione e viene spinta e tirato in molteplici direzioni da molteplici attori. Alcune di queste forze sono contraddittorie, alcune sono integranti; tutte sono generative di un’ibridità sistemica.

Political communication is in transition. While broadcasting still remains at the heart of public life, the nature of mediated politics is evolving rapidly and is being pushed and pulled in multiple directions by multiple actors. Some of these forces are contradictory, some are integrative; all are generative of systemic hybridity.

Così, al concetto di influenza andrebbe a sostituirsi quello di flusso. Un’espressione che, in armonia con la definizione indicata precedentemente, sottolinea come questa nascente logica generi un potere non più detenuto da uno, ma è appunto co-creato e quindi ibrido.