La retorica dell’astensionismo

 


“Se gli italiani fossero chiamati a votare oggi, i principali partiti italiani subirebbero un tracollo e l’astensione toccherebbe percentuali che superano il 40%”. Questa frase è il cappello e la premessa allo sciorinamento ossessivo dei sondaggi da parte di molti quotidiani. Il significato è univoco: la sfiducia nei partiti e nell’attuale classe dirigente è sempre più diffusa e gli italiani preferirebbero non votare, con il risultato che la classe politica eletta rappresenterebbe poco più della maggioranza degli italiani. Uno scenario se non apocalittico quantomeno da preoccupazione per lo stato di salute della democrazia.

Uno scenario, però, che vive da un lato dell’alimentazione del sentimento antipolitico e, dall’altro, che si fonda su un’assunzione il più delle volte irreale. La paura e, quasi, la minaccia di una silente maggioranza astensionistica trova le sue fondamenta nel sentimento antipolitico –sarebbe più corretto dire ‘anti-questa-politica’- e lo rinforza pubblicando numeri e risultati di sondaggi che confortano, sostanzialmente, chi non si sente rappresentato.

E’, a ben vedere, uno scenario costruito sulla retorica e, in particolare, sulla frase ipotetica con cui si lascia il palcoscenico a numeri e percentuali. “Se gli italiani fossero chiamati a votare oggi” è, infatti, un periodo ipotetico pressappoco dell’irrealtà che non tiene conto delle particolari evoluzioni politiche. E’, d’altro canto, una struttura tipica dei sondaggi inevitabile per fotografare le intenzioni di voto dell’opinione pubblica in un dato momento.

L’aspetto retorico è più nella conclusione, affrettata e giustamente, se si guarda l’ottica pubblicistica, sensazionalista. Per capire perché uno scenario di astensionismo così diffuso e da crisi profonda dei partiti è praticamente impossibile da realizzarsi, basta citare i dati delle ultime sessioni elettorali nazionali. Nel 2008 votarono circa il 78% degli italiani (e si trattava di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del mandato, quindi con una normale flessione rispetto al dato precedente); nel 2006 l’83%, nel 2001 l’81% degli aventi diritto al voto. Quanto basta per scongiurare immaginarie paure astensionistiche.