La vera antipolitica


Da quando la disaffezione nei confronti della politica, ha iniziato a dilaniare il nostro paese, i media ed i politici stessi hanno iniziato a parlare parallelamente di antipolitica.

 

A primo acchito, verrebbe spontaneo definire il termine come qualcosa di degradante, basso, che non ha nulla a che vedere con la politica ed il suo ‘buon’ presunto funzionamento. Baluardo di questo atteggiamento sprezzante è stato Grillo, sul quale si è già scritto e parlato abbastanza. Un personaggio outsider, un comico, che ha cercato in maniera estrema di suscitare sentimenti di avversione al sistema e relativo disprezzo. Antipolitica sono considerate anche le ‘querelle’ di irrilevante spessore nei programmi non di informazione politica, bensì si intrattenimento politico, dove l’elemento socio-economico lascia il posto a diverbi personali ed insulti insulsi.

Per non andare molto indietro nel tempo e nelle ore basti pensare al ‘dialogo’ di santoro e brunetta di giovedì sera a “Servizio pubblico”. Renzi nel corso della “Leopolda” ha espressamente detto che per superare l’antipolitica bisogna fare ciò che mai nessuno ha fatto (ma che farà lui). Da questo pensiero possiamo estrapolare un’altra accezione di antipolitica, intesa come clima culturale che influisce negativamente sul buon funzionamento (presunto) dell’attività politica e soprattutto sull’elettorato, suscitando la già citata disaffezione e relativo astensionismo.

Per un termine così di moda è stato inevitabile non analizzare come ed in che contesto viene utilizzato nell’hashtag Twitter #antipolitica da parte di quel frammento di opinione pubblica che appunto si esprime sui social network. In testa ai tweet top c’è quello di Andrea Scanzi: “io mi eccito normalmente, tu non lo so”. Cosi Brunetta a Vendola. È questa la vera ed inaccettabile antipolitica”.

Quindi, per l’intellettualoide Scanzi, commentando un altro imbarazzante ‘dialogo’ andato in onda sempre su “Servizio Pubblico”, l’antipolitica è cattiva politica, il trash del trash al quale può approdare un confronto. L’introduzione con le varie definizioni e modi di intendere l’antipolitica consentono adesso di darne ciò che dovrebbe essere la reale definizione di antipolitica, termine usato, abusato e svuotato semanticamente! In merito cito e consiglio l’articolo di Carlo galli uscito su Repubblica.it nella rubrica ‘parole’ del 4 novembre.

Con il termine antipolitica si deve intendere in realtà un linguaggio (retorico) utilizzato da leader partiti e movimenti, caratterizzato dalla contrapposizione noi/loro; dove il noi corrisponde alla nuova entità ricca di speranze e promesse di rinnovamento ed il loro con il ‘male’, colui o coloro che hanno trascinato nel baratro una determinata situazione. È bene dunque creare quell’universo di valori da trasmettere a tutti gli elettori indifferentemente ed attraverso un linguaggio semplice e chiaro che trasmetta la necessità del cambiamento! Il linguaggio antipolitico si scaglia contro tre soggetti in particolare: la politica di professione, l’establishment e lo stato/governo.

È chiaro che la pars destruens, ovvero l’individuazione dei mali deve essere seguita da una parte costruens, ovvero da una leadership carismatica che si esplichi non solo in qualità personali ma soprattutto in attività proposte e realizzate per innescare il cambiamento, o se vogliamo dirla con un altro termine alla moda, la rottamazione. Avendo chiarito, quindi che l’antipolitica è innanzitutto linguaggio, mi permetto di esprimere umilmente delle considerazioni sui tre ipotetici contendenti o ‘concorrenti ‘ che stanno correndo per la vincita delle primarie del centrosinistra (escludo Tabacci e la Puppato).

Bersani, segretario di partito, è chiaro che ormai sia il conservatore del centro sinistra, colui che, come detto a Bettola per l’apertura della sua campagna, intende guardare al futuro,metaforicamente occorrono foglie nuove… ma queste vengono sempre dalle radici! Restio nel stare sempre al passo sul versante comunicazione, pare non abbia elementi antipolitici, né nei suoi discorsi né nelle sue attività.

Vendola, il qualche ha fatto di una polemica l’ennesimo spot ‘la poesia sta nei fatti’, in realtà propone di rompere con l’attuale sistema, cercando di portare avanti la lotta per i diritti civili, fare più spazio alle donne in politica, rivedere la spinosa questione del lavoro etc… Ma purtroppo il suo vendolese tanto affascinante e travolgente spesso appare troppo filosofico e farcito di citazioni e metafore letterarie non proprio comprensibili a tutti. Quindi, viola una delle regole del linguaggio antipolitico: rivolgersi a tutto con un linguaggio CHIARO. La vera antipolitica infine, a mio avviso, non è Grillo, come non lo sono gli imbarazzanti diverbi da talk show, bensì Renzi. Anche se influenzato dall’elettrocardiogramma permanente del sondaggio, Renzi propone la sua rottura prima che con i suoi programmi e le sue attività con il suo linguaggio ed il suo aspetto che, semplicemente, riescono benissimo a bucare lo schermo.