Le aspettative di Pontida

 

 


Il raduno leghista di Pontida è stato atteso da molti e per diversi motivi: chi avrebbe parlato, cosa si sarebbe detto, quanti sarebbero accorsi sul “sacro pratone”, quali le reazioni del Premier e delle opposizioni. La mole di aspettative create dai media nei giorni precedenti al raduno del Carroccio è stata disattesa dal momento culminante dell’evento: le parole di Bossi e dei principali esponenti leghisti, Maroni, Calderoli e Castelli su tutti.

 

I risultati elettorali e referendari, definiti “sberle” dagli uomini del Carroccio, hanno fatto crescere un malumore politico all’interno della maggioranza che lasciava presagire grandi proclami in quel di Pontida. Media da una parte e Lega dall’altra sono stati gli attori principali di una vera e propria corsa all’innalzamento delle aspettative sull’evento. Una strategia comunicativa e politica che è servita a trasformare l’evento non più importante solo per un partito ma per l’assetto di Governo.

“Parleremo a Pontida” è stata la frase più volte ripetuta per rilanciare l’attesa all’evento di domenica scorsa. Al contempo, però, diversi esponenti leghisti, trascinati dall’agenda mediatica, avevano già esternato diversi temi trattati al raduno: il trasferimento di alcuni Ministeri al Nord, una riforma del fisco e, aspetto più importante, il mantenimento dell’alleanza con Berlusconi anche se a certe condizioni, a costo di non prendere altre “sberle”. L’agenda mediatica ha contribuito, da par sua, ad elevare le attese per le parole del “capo” e degli esponenti leghisti, focalizzandosi sulla possibile rottura o comunque forte presa di posizione della Lega nei confronti di Berlusconi. I giorni che hanno preceduto il raduno sono stati così caricati di un clima denso di aspettative che, il giorno fatidico, le dichiarazioni potessero superare i toni e le affermazioni della settimana.

A Pontida, però, i discorsi della Lega e i temi toccati durante l’evento sono stati gli stessi preannunciati qualche giorno prima, farciti di tonalità più adatte all’evento e da scelte linguistiche che sono servite a tenere alta l’attenzione del pubblico. I media si sono ritrovati, pertanto, a trovare l’eccezionalità in un evento che, in sostanza, ha deluso le aspettative: Bossi, Maroni e Calderoli hanno detto quanto già si sapeva, rinfocolando polemiche sui Ministeri, alleanze di governo e politiche fiscali ma non aggiungendo nuovi tizzoni ardenti.

Il gioco delle aspettative, in cui la Lega si è fatta trascinare dai media, ha catalizzato l’attenzione sul “sacro pratone” ma, elevandole troppo, non è stato funzionale a renderlo catalizzatore dell’agenda mediatica dei giorni – e delle settimane – successivi.