Le maiuscole di Grillo


Quando Beppe Grillo scrive del suo movimento, mette una curiosa maiuscola dove non andrebbe: su “moVimento”. Devono essere stati i creativi della Casaleggio & Associati ad elaborarne il perché. La V di voi, soggetto esaltato, è un topic che si rifà ai manuali semiotici fine anni Ottanta, così come li narrava ne La Haine il regista Kassowitz, quando i vendicatori delle periferie disagiate aggredivano con lo spray i manifesti della municipalità parigina che riportavano: Le monde est à Vous. Ma sono altre, le maiuscole di Grillo e dei grillini a destare inquietudine.

Gli eletti del Cinque Stelle si rifanno al “Blog”. “Chi ha qualcosa da dire, lo dica sul Blog”, dicono i fedelissimi dell’ex comico. Il Blog così sottinteso è quello di Beppe Grillo, chiaro. Ma i blog sono tanti, in Italia. Molte migliaia. Quelli che si occupano solo di politica, con un traffico importante, circa mille; i più di centrosinistra, ma con tante frequentatissime eccezioni nel centrodestra. I Cinque Stelle però si rifanno  – come gli islamici a un libro solo, il Libro, il Corano – ad un Blog solo. Quello di Grillo, che chiamano sempre: “il Blog”.

E’ uno dei tanti, e in realtà non il più visitato. Ma per loro va scritto, e detto, e pensato, con la maiuscola. Per gli addetti ai lavori in verità non è neanche un vero blog, perché un web-log, da cui l’abbreviazione blog, è un diario online che prevede botta e risposta continua con gli utenti, non come il sito www.beppegrillo.it che non si appoggia a una piattaforma di blogger, non pubblica tutti i commenti, non risponde a quasi nessuno, ma gira su server privati con regole ferree, riservatezza assoluta sui numeri reali, scarsa interazione con gli utenti e semplice pubblicazione di commenti e opinioni del Leader, sempre con la L maiuscola.  E il tutto invaso da tanta pubblicità, a differenza di quanto avviene sui blog veri.

Quando poi gli eletti Cinque Stelle si incontrano per decretare l’espulsione di una senatrice, Adele Gambaro, rea di opporsi a Beppe Grillo, la fatwa viene lanciata così: “Chi si oppone al Progetto, è fuori”. E poi, per dilazionare:  “Deciderà la Rete”. La rete, il web, che cos’ è? Un sistema di connessione mondiale che interessa un miliardo e mezzo di utenti, uno più, uno meno.

Secondo i dati dell’Agenzia Digitale, sono oltre 14 milioni gli italiani quotidianamente attivi online. Quando i “Cittadini”, sempre con la C maiuscola (gli altri, i cittadini non grillini, continuano a descriversi con la c minuscola) parlano della decisione della Rete, però, si intende che parlano della loro rete, in realtà, una aggregazione online che conta circa cinquantamila iscritti registrati. E quella sarebbe la Rete? In quale lillipuziana visione della realtà si può definire così una microrealtà limitata alla sola utenza di cinquantamila iscritti? Rispetto al corpo elettorale, è uno zerovirgola irrilevante. Per loro, è il Tutto. Il decisore finale. Il Progetto, invece, sempre forte della sua maiuscola, cosa sarebbe? L’accordo primigenio stabilito a monte, e per la verità sconosciuto ai più.

L’accordo per la candidatura, traducendo dal politichese grillino. Lasciamo stare, e ridiamo magari un senso alle parole. Che nella politica, oggi più che mai, sono importanti. La democrazia italiana ha bisogno di progetti, detto con poca enfasi magari ma al plurale, e della Rete, quella vera fatta di milioni di individui unici e diversi tra loro. C’è bisogno di meno Maiuscoli patentati e di tanti, attivi, partecipi, informati minuscoli che si muovono liberamente.