Le parole di Bagnasco sono importanti perché notiziabili


26 settembre 2011: la prolusione del cardinal Bagnasco alla Conferenza CEI è stata la notizia del giorno. Il giudizio fortemente negativo su Berlusconi è stato il tema in discussione sulle prime pagine dei giornali e nei primi servizi dei telegiornali (tranne di quelli chiaramente reticenti). E può essere una bomba ad orologeria per il Governo, per una semplice ragione: questo discorso non è solo un fatto, è una storia perfetta per la stampa.

La notiziabilità dell’evento, infatti, è stata ideale: un discorso ufficiale, in un appuntamento di cui la stampa era a conoscenza per tempo, fatto da un’istituzione nota e riconoscibile, arrivata all’ora giusta, e soprattutto in un giorno avaro altrimenti di notizie da prima pagina (Borse che guadagnano, ma poca roba, attività di Governo ferma per il contrasto Berlusconi-Tremonti, tra l’altro già noto, e ddl intercettazioni rinviato). Ma se questo bastava a fare una notizia, ci sono stati anche altri fattori che ne hanno fatto una storia. La bocciatura della CEI arriva dopo quella di Confindustria, sindacati, opposizione, osservatori internazionali, mercati, buona parte dell’opinione pubblica: è il tassello perfetto, insomma, per chiudere il cerchio, per mettere insieme le varie prese di posizione e renderle un quadro omogeneo, facilmente sintetizzabile. E mentre i discorsi della Marcegaglia potrebbero anche essere considerati dei fatti idiosincratici, la composizione del quadro dopo il discorso di Bagnasco consegna ai cronisti una situazione completa, su cui si può ricamare all’infinito. Questa è una dinamica classica dei meccanismi di funzionamento del sistema dell’informazione, delle sue routine produttive: i giornalisti e i commentatori non faranno fatica a collocare analisi sulla crisi politica all’interno di un frame già più che attivo nelle menti degli ascoltatori, e ora definitivamente consolidato.

La storia, poi, come amava dire qualcuno prima di me, non finisce qui: questa non è una semplice notizia perché la vicenda non si esaurisce oggi. La notiziabilità dell’evento è data anche dalle possibili conseguenze che esso potrà avere nel Paese, come fossero nuovi capitoli della storia di cui stiamo parlando: ci saranno altri politici o intellettuali cattolici intervistati sui loro stati d’animo del momento, i talk show proveranno a delineare scenari futuri chiedendosi “cosa farà ora l’opinione pubblica cattolica”, e Pierferdinando Casini costruirà un’intera campagna di comunicazione sulla vicenda, per sfruttarla a proprio vantaggio. Il bello, insomma, deve ancora venire.

La storia che sto raccontando, inoltre, ha un altro elemento che la rende forte e, quindi, pericolosa per il Governo: è nuova, inedita. Questo la differenzia, ad esempio, dai festini a luci rosse raccontati dalle intercettazioni di queste settimane: gli italiani conoscevano già la passione di Berlusconi per il sesso mercenario, e quindi la pubblicità negativa di questi scandali era molto meno efficace di quanto potrebbe esserlo questa, che segna una linea di demarcazione storica nei rapporti tra gerarchie vaticane e centrodestra.

Il futuro di questa storia, dunque, è quello di montarsi, di ingrandirsi giorno dopo giorno (e ci sono diverse realtà che trarrebbero molti vantaggi da questo ingrandimento): un Governo incredibilmente debole non può permetterselo, con ogni probabilità. Chissà se c’è qualcuno che accetta scommesse.