Le primarie pugliesi: double down su Vendola?


Double Down” è un’espressione americana traducibile più o meno con “raddoppiare”, ed è anche il nome di un appassionante libro sulle presidenziali USA del 2012.
Nelle ultime pagine di quel libro si legge che chiunque sarà ai nastri di partenza per la nomination democratica 2016, non potrà che raddoppiare su Obama.

La realtà è che quando – al di là del giudizio politico – un’esperienza di governo inizia con un radicale cambiamento della mappa elettorale; sul futuro non può che esserci un dubbio.

Ecco perchè anche quest’anno, come già successo due volte nell’ultima decade, sentiremo parlare di Laboratorio Puglia.
Cosa succederà dopo Nichi Vendola? In quale tipo d’estate è destinata a sbocciare la primavera pugliese iniziata ormai dieci anni fa?
A queste domande, probabilmente, si troverà risposta solo ad Aprile, ma è in questi giorni che nei due schieramenti si stanno preparando battaglie e strategie.
E le primarie, in questo senso, hanno da sempre rappresentato un passaggio cruciale.

È sulle primarie che nel 2005 s’è affermata l’improbabile candidatura di Vendola, dopo una campagna tutta personale e in opposizione alla politica tradizionale.
Ancora con le primarie, cinque anni dopo, è stato possibile a Vendola ricreare di sé l’immagine del candidato fuori dai partiti, nonostante un lustro di governo. È sempre con le primarie del 2010 che, infine, è iniziata l’esperienza delle Fabbriche di Nichi.

Ecco, alla vigilia delle primarie terza edizione, che faranno i candidati del centro-sinistra, se non raddoppiare su Vendola?

La situazione, certo, è molto cambiata.

Il centro-sinistra è quello di Renzi, di Twitter e della rottamazione diventata governo; esiste il Movimento 5 Stelle, ed il centro-destra sembra avviarsi anch’esso verso primarie di divisioni e nomi non ancora rivelati.

A sinistra, in mezzo a tanti dubbi quindi, si stanno delineando i nastri di partenza.
Esiste un front-runner, Michele Emiliano, sindaco di Bari dal 2004 al 2014, passato in dieci anni da volto nuovo e di cambiamento nella politica pugliese; a segretario regionale del PD e candidato quasi-ufficiale del partito.
Esiste il delfino di Vendola, Dario Stefàno, ex Margherita, ex assessore regionale ed oggi Senatore di Sel. Stefàno è il candidato del partito del Governatore, da cui è fortemente sostenuto.
Infine, la candidatura dell’ultima ora, Guglielmo Minervini, PD, candidato nonostante il parere non entusiasta del partito. Anch’egli assessore con la giunta Vendola, ha legato il suo nome alle politiche per la gioventù pugliese, con il progetto Bollenti Spiriti, da sempre fiore all’occhiello della giunta Vendola.

E poi? Ecco, poi ci sono i pugliesi. La loro identità, le loro idee, i loro giudizi e i loro desideri, dopo dieci anni di poesia al potere.

Questo sembra essere il vero bandolo della matassa. Nelle due elezioni precedenti, la comunicazione di Vendola era stata tutta basata sui pugliesi, sorvolando apparentemente ogni logica di partiti e schieramenti.
C’era stata – soprattutto nel 2010 – una campagna in cui il candidato parlava direttamente con gli elettori, con un uso spasmodico di Facebook e di Youtube. Messaggi in cui Vendola raccontava la sua stessa storia come esempio fisicamente presente del suo progetto politico.
C’era stata, soprattutto, la scoperta che la rete potesse servire non solo a far parlare il candidato con gli elettori, ma a far parlare gli elettori tra di loro.

Erano nate, prime del 2010, le Fabbriche di Nichi, più di 600 in Italia, praticamente una in ogni paese della Puglia. Le Fabbriche erano piene di under 30, riempivano i paesi di alberi, slogan, incontri, e conferenze. Si auto-organizzavano e comunicavano tra loro in rete.
La campagna di Vendola, attraverso le Fabbriche, era così capillare sul territorio da non poter essere eguagliata da qualsiasi altra campagna, e da qualsiasi budget.
All’indomani dell’elezione vittoriosa, però, con il vento delle politiche in arrivo, le fabbriche vennero considerate – contro la loro stessa volontà – dei comitati elettorali per le regionali, e quind i”congelate”, in vista degli impegni nazionali del Governatore e del suo partito.

Dove sono ora quelle persone? Dove quell’entusiasmo? Chi sarà il candidato in grado di rivitalizzare quelle forze e quegli allegri volontari, che ora appaiono delusi, persi e distribuiti tra Movimento 5 Stelle, disinteresse e PD renziano?

Chi riuscirà a riconquistarli? Come si muoveranno i tre candidati?

Michele Emiliano, che sulla vicinanza alla gente e la lontananza dalla politica da tv aveva costruito la sua prima elezione, riuscirà a ritrovare lo spirito del 2004 e del 2009, ora che è segretario regionale e candidato ufficiale di partito?
Dario Stefàno riuscirà a riportare attorno a sé l’entusiasmo che ha sempre accompagnato – almeno fino a pochi anni fa – il suo leader, senza esserne travolto?
Guglielmo Minervini, che invece i questi primi giorni di campagna si sta proprio rivolgendo a quelle forze giovani, riuscirà a risvegliare gli entusiasmi tanto da colmare il gap di popolarità con i suoi competitor?

Riuscirà, infine, il centro-sinistra a dare continuità ad un’intensa stagione, senza sparire sotto l’ombra – ancora forte – di Nichi Vendola e dei suoi dieci anni da improbabile leader?

Tutte queste domande fanno del laboratorio pugliese, ancora una volta, non solo un test importante di politica nazionale, ma un test per la stessa natura delle campagne elettorali.