Le responsabilità delegate all’Europa


 

Il crollo dei mercati dello scorso luglio é stato uno spartiacque anche per la comunicazione politica italiana. Mai come in questi cinque mesi l´Europa e le sue istituzioni sono state chiamate in causa dai politici italiani. Da Van Rompuy a Barroso, passando per gli acronimi istituzionali (Bce, Efsf, Bei), é stato un susseguirsi di deleghe comunicative che riflettono una strategia particolare.

La crisi che ha colpito i mercati, e che perdura ancora oggi, ha portato al centro dell´attenzione le istituzioni europee, solitamente poco conosciute dall´elettorato italiano. In un affollamento comunicativo, però, la macchina si é ingolfata e l´impressione che se ne ricava é che di questa collezione onomastica non resti che qualche flebile ricordo. Sembra, piuttosto, che il continuo riferimento all´Europa, alle sue istituzioni e ai suoi uomini più rappresentativi, sia una scelta comunicativa che riflette la necessità, in un momento difficile come quello attuale, di delegare la responsabilità di scelte impopolari – e la loro comunicazione-, a qualcuno che viene percepito come più grande ma, al tempo stesso, ignoto.

Il refrain del “ce lo chiede l´Europa” funziona perché agisce su questi due fattori principali: la grandezza – in senso fisico e metaforico – e l´ignoranza. Il riferimento usato, infatti, non é mai ad un politico o funzionario europeo, il cui ruolo e le cui implicazioni nella politica nazionale risulterebbero sconosciuti ai più, bensì all´area geografica continentale. L´uso della metonimia consente di trasmettere all´elettorato, e all´opinione pubblica in generale, il senso di una grandezza – e le relative richieste – cui é difficile sottrarsi. La scarsa o minima conoscenza delle istituzioni europee e del loro funzionamento da parte dell´elettorato italiano, chiude il meccanismo della delega di responsabilità.

Trasmettendo il senso di una richiesta che proviene dall´alto, da qualcosa di più grande, e facendo leva sulla quasi totale ignoranza delle istituzioni europee, i politici italiani che sono chiamati ad attuare misure impopolari, delegano le (proprie) responsabilità sulle spalle dei giganti (immaginari).