Lo shopping elettorale del residente all’estero


“Votare all’estero ? Basta iscriversi all’AIRE“. Questo il mantra ripetuto da militanti e candidati vari incontrati nei bar di Bruxelles, la città in cui vivo da più di due anni. Ma che cosa è l’AIRE ? Trattasi dell’anagrafe degli italiani residenti all’estero. In pratica, iscrivendosi a questo registro si ottengono diversi diritti, tra cui la possibilità di votare alle elezioni (tranne quelle amministrative) e di ottenere servizi erogati dal Consolato, come il rilascio o rinnovo di documenti e certificazioni. In compenso, si viene cancellati dall’anagrafe della popolazione residente del comune di provenienza e dalle liste elettorali dello stesso.

Tutti gli italiani all’estero possono iscriversi all’AIRE? No, possono farlo solo i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi, o quelli che già vi risiedono. Gli studenti Erasmus sono tagliati fuori, e possono scordarsi quindi di votare all’estero. !uanto ci vuole per iscriversi all’AIRE? In teoria poco, nel mio caso ci sono voluti tre mesi, a causa di inefficienze che non starò qui ad elencare. Mi limito solo a dire che, tra iscrizione AIRE e consegna del plico (che nei casi normali avviene via posta), sono andato tre volte al Consolato. Ma ne è valsa davvero la pena?

I residenti all’estero conservano comunque la possibilità di votare nel proprio comune di provenienza italiano. Devono solo comunicarlo in tempo debito al Consolato. In pratica possono fare electoral shopping scegliendo il luogo in cui votare. E la scelta va ragionata, per i motivi che seguono.

Nella circoscrizione Estero vengono eletti 12 deputati e 6 senatori, un numero un po’ piccolo se si pensa al totale dei nostri parlamentari. E se si pensa a quanto sono grandi le aree che gli eletti sono chiamati a rappresentare. Ad esempio, per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide si vota per eleggere solo un deputato e un senatore. Inoltre, il numero di liste presenti sulle schede elettorali per l’estero è decisamente inferiore rispetto a quelle “italiane”. Un articolo del Corriere mostra la frustrazione di un’elettrice di Hong Kong che si è trovata sulla scheda solo quattro liste. Il loro numero in realtà cambia in ogni ripartizione, ma devo dire che in Europa non ce ne sono molte di più (sette al Senato e otto alla Camera). Come detto in precedenza si vota tramite posta, ma la più grande differenza rispetto al voto in Italia è il fatto che il voto dei residenti italiani all’Estero non è calcolato nel determinare la coalizione vincente (i premi di maggioranza per la Camera e il Senato sono attributi sulla base dei voti ottenuti sul piano nazionale e regionale). Certo, in passato, il voto degli expat ha fatto la differenza in Senato, ma non ha certo garantito la stabilità del governo Prodi (2006-2008).

La bella sorpresa per molti è che all’estero si può esprimere il voto di preferenza. Questo è un aspetto estremamente positivo, in quanto l’elettore può scegliere il candidato che gli è più vicino dal punto di vista geografico (oltre che politico). Anche ciò fa parte dell’ electoral shopping di cui parlavo sopra, e mi porta ad affrontare una questione relativa al marketing elettorale.

Tra i documenti contenuti nel plico ricevuto per le elezioni, ve n’è uno in cui è possibile vedere il luogo di nascita dei candidati, ma non quello di residenza. Un dettaglio non irrilevante, per la ragione elencata sopra (vicinanza geografica del candidato). Se andiamo a spulciare i siti dei principali partiti italiani ci rendiamo conto che solo due offrono un’informazione chiara e accessibile a tal proposito: il PD e il Movimento 5 Stelle. Meno bene Rivoluzione Civile, che non riporta le informazioni relative a tutti i candidati. Per quanto riguarda Fare bisogna “smanettare” non poco per trovare le informazioni relative ai candidati della ripartizione Europa (presenti su un sito secondario, fare2013). Male Scelta civica, che riporta solo il luogo di nascita dei candidati, ancora peggio il PDL che riporta solo i nomi. Un po’ come a dire «uno vale l’altro, ciò che importa è la crocetta». Insomma, i partiti che fanno maggiore marketing all’estero sono quelli che, anche in Italia, hanno un rapporto più stretto con la base.