M5S, e se ci fosse bisogno di un leader “normale”?


Senza troppi qualunquismi è attestabile che i pentastellati con le loro strategie web e social media hanno “cambiato” parte della propaganda politica tradizionale attraverso il Web, tanto da coinvolgere gli altri partiti, che, nel bene e nel male, hanno attenzionato la rete e hanno compreso (finalmente) che vi è una consistente fetta di elettorato anche dentro un’altra scatola (il PC), oltre che nella tradizionale TV. Forse è un merito, forse no.È comunque una strategia comunicativa che va compresa, analizzata e studiata. È anche vero che non basta solo il web o pensare di poter vincere argomentando solo su internet, poiché manca una parte di cittadinanza, mancano quelle persone che sul web “bazzicano” poco o niente, ma seguono telegiornali, salotti televisivi  e comiziate di piazze.

La domanda che sorge spontanea è: “basterà questa strategia la prossima volta?”

Posizionarsi come leader del web è sicuramente un punto di partenza vantaggioso, ma la vera scommessa, forse, è proprio la normalità. La linea comune e comunicativa dei 5stelle si è fortemente basata su un leader carismatico proveniente dalla TV e su una democrazia virtuale, che consente di eleggere i portavoce in Parlamento, per poi ritornare con estrema facilità a pescare dal grande schermo personaggi che gravitano intorno al movimento, known personalities, vedi Gabanelli, Fo, Strada e ovviamente lo stesso Grillo.

E se adesso fosse arrivato il momento di “puntare” sulle persone normali, sugli attivisti, sui leader che in tv non sono mai stati, ma che hanno un dono comunicativo, che sanno parlare alle persone. Se la prossima mossa del M5S fosse il leader inteso come cittadino comune, come uomo/donna, che non provenga da alcuna trasmissione televisiva, se a parlare in piazza non andasse più Grillo, ma un cittadino con forti doti da comunicatore di massa. Quale sarebbe il risultato?

Se fosse proprio la “normalità” del leader il balzo in avanti di un movimento che cattura tanto sul web e meno nei grandi canali di comunicazione di massa. Se il paradosso fosse che a rappresentare i grillini non sia più Grillo, ma un Grillo non ancora famoso, un Grillo meno vip e più normal person. Fermo restando che l’ex comico con le sue, alle volte, esagerate dichiarazioni riesce a mantenere un consenso ancora importante per il movimento. Ma se proprio la “supremazia” dialettica del leader oscurasse tutti gli altri e se fosse proprio questo il motivo per cui il M5S si trova in una fase di pit–stop dopo le amministrative di fine Maggio.

Eppure a Messina, proprio durante ultime amministrative, una lista civica capitanata da Renato Accorinti ha vinto. Ha vinto contro le otto liste a sostegno del candidato del centro–sinistra e le cinque a sostegno del candidato di centro–destra. Ha vinto, non perché è un pacifista o per il movimento, da lui fondato, contrario al ponte sullo stretto. È riuscito a far passare un fortissimo messaggio auto promozionale: “io amo la mia città”. Ecco, forse è arrivato il momento di trovare del carisma nelle persone, nei cittadini che quotidianamente vivono i problemi all’interno delle realtà cittadine. Insomma riportare un po’ di “normalità” anche nella comunicazione dei leader.