Manuale di spin


La figura forse più affascinante della politique politicienne come non la si conosce nel grande pubblico è quella dello spin doctor, il comunicatore chiave di una campagna, l’organizzatore, la figura che è allo stesso tempo il padre-padrone della macchina comunicativa nel periodo pre-elettorale e che, una volta al potere, diventa l’eminenza grigia dell’eletto per il quale ha lavorato.

Il profilo dello spin doctor contemporaneo è vario: c’è il politico (o ex-politico) che sceglie la strada di far vincere altri politici, e in Italia abbiamo Claudio Velardi o, più di recente, Roberto Reggi ex-sindaco di Piacenza ed ora attivissimo per Matteo Renzi. In Inghilterra Lord Mandelson per Blair è un altro esempio, una figura che solo per la scarsa esperienza parlamentare non fu scelta come leader del Partito laburista nel 1994 nella competizione per la leadership. In Francia invece la figura, almeno negli ultimi anni, ha una tinta intermedia: se Hollande ha preferito circondarsi di politici o personaggi con esperienza in prima persona come l’attuale Ministro dell’Economia Pierre Moscovici, Sarkozy ha invece sempre preferito contare su consulenti di immagine ed esperti di marketing, come Thierry Saussez e Pierre Charon. Senza dimenticare però il ruolo svolto nel Partito socialista francese in epoca mitterrandiana da Jacques Séguéla, geniale pubblicitario inventore dello slogan “La force tranquille”.

Da questa figura quasi sempre in ombra ma per gli addetti ai lavori “leggendaria” ha preso spunto Armando Iannucci per costruire la sua serie forse più famosa, The thick of it, ambientata in Inghilterra, la terra che ha dato i natali alla democrazia parlamentare moderna e a tutte le conseguenti pratiche politiche.

Nello svolgersi delle vicende legate a personaggi politici di caratura più o meno alta si può osservare l’operato parallelo di Malcolm Tucker, sboccata e terribile figura di deus-ex machina al lavoro dietro alle trame politiche intercorrenti tra i vari ministeri, con una particolare attenzione alle dinamiche e agli errori grossolani commessi nel Department of State for Social Affairs and Citizenship, una branca del governo dal nome altisonante ma dagli scarsi contenuti. E, proprio per questo e per le avventate scelte politiche compiute dal Ministro di turno, adatta a subire le ire di Tucker.

Prendiamo quindi spunto da un dialogo avvenuto nell’ultima puntata della serie durante un’audizione parlamentare (do you remember Rupert Murdoch?) per riportare quello che secondo Tucker è il ruolo dello spin doctor, utilizzando le sue stesse parole dirette e taglienti,

“Lei ha potere e controllo sul Suo partito, non è vero?” – “Mi piacerebbe, sì…ehm, no, in realtà penso che questa opinione sia sopravvalutata” – “Quindi la Sua reputazione di «enforcer» è stata completamente traviata?” – “E’ puro nonsense: i politici sono costretti a fare cose che non vogliono fare, come dimettersi perché sono stati colti a rubare i soldi dei contribuenti. Quindi per loro a volte è utile avere accanto un uomo nero che permetta loro di dire «Malcolm me l’ha fatto fare». Ebbene, io non costringo nessuno a fare alcunché, ci sono semplicemente alcune persone in una stanza con una sola via d’uscita e quello che faccio è mostrare loro la porta” – [sul rapporto con i giornalisti] “Ci può raccontare come funziona?” – “Facile, tu mi fai un favore io ti rendo in cambio il favore”.