Marra, Bastoni e infiniti altri


Di seguito vi proponiamo un breve resoconto del consenso riscosso dai candidati che più hanno azzardato nei manifesti elettorali. Le immagini sono state raccolte da Running in questa galleria.

 

Giacinto Marra:  Torino, candidato a sindaco per la lista “Azzurri Italiani”. I suoi slogan sono stati tra i più apprezzati della categoria “trash”. “Scopiamo? … via la vecchia politica” e “Per cambiarle… chi le ha?”. Nel primo il candidato tiene una scopa in mano, nel secondo due sfere sul palmo delle mani che rappresentano il simbolo della sua lista. Voti: 1686 

Massimiliano Bastoni: Milano, candidato al consiglio comunale per la Lega Nord, risulta il secondo del partito dopo la voragine lasciata da Matteo Salvini con oltre ottomila voti. Il suo slogan: “In comune cala l’asso, vota Bastoni”. Voti: 602 

Francesco Pompa: candidato a sindaco per il comune di Nerviano, il candidato ha fatto leva sul proprio cognome per i propri slogan elettorali: “Più pompa per tutti” è il manifesto che raffigura una pompa vicino ad una ruota sgonfia. Voti: 862, pari al 9% dei consensi. 

Alberto Astolfi: Rimini, candidato per il consiglio comunale, nella lista “Rimini per Rimini” in appoggio al candidato del centro-sinistra Gnassi. Astolfi, consigliere uscente, ha puntato la sua campagna sullo slogan “senza se e senza ma, remo solo per la mia città”. Il manifesto elettorale lo ritrae intento a remare su una barca nel mare riminese in abbigliamento tipicamente marinaresco (canotta bianca). Voti: 283 

Maurizio Marrone: Torino, il vice-coordinatore vicario del PdL si è candidato nelle liste del proprio partito. Il suo slogan giocava con l’effetto cromatico del cognome: “Torino è in rosso, cambia colore: vota Marrone”. Voti: 2718, il più votato del PdL sotto la Mole. 

Federico Alvino: Napoli, candidato al consiglio comunale per il PdL, dopo essere stato eletto in Regione lo scorso anno. Il suo manifesto elettorale lo ritraeva con i guantoni da pugile accompagnati dalle parole “Siamo pronti per Napoli”. Voti: 1373, il secondo dei non eletti nel PdL partenopeo.

Lista “Ravenna Punto e a capo”: Ravenna, elezioni comunali. La lista si presentava con un’immagine eloquente: i candidati si sono fatti fotografare tutti insieme all’ingresso di un cimitero, il messaggio recitava: “Seppelliamo la vecchia politica”. Voti: 618, pari allo 0,78%.

Loreto Selitto: Benevento, candidato al consiglio comunale per la lista civica “Benevento in Movimento”, il suo slogan e la foto ricalcano quelli di Giacinto Marra. Scopa in mano e “votami per un’amministrazione pulita” l’accoppiata semantica che ne ha caratterizzato la campagna. Voti: 9 

Franco Arpa: Oria, candidato a sindaco per la lista civica “P.I.L.U.” (Persone Indipendenti Libere Unite)  il suo slogan giocava con il cognome dai chiari rimandi sonori: “Arpa, al comune tutta un’altra musica”. Voti: 150

 Paolo Spadafora: Cosenza, candidato per l’Udc al consiglio comunale, il suo cognome campeggiava su una confezione di detersivo accompagnato dalle parole “Puliamo Cosenza”. Voti: 117

Paolo Farina: Caserta, candidato al consiglio comunale per l’Udc, il suo manifesto elettorale lo rappresentava con un bosco al posto dei capelli e lo slogan “Un casertano con il verde in testa”. Voti: 252, sesto della sua lista.

All’appello mancano i candidati siciliani Francalanza e Gallina che verranno votati i prossimi 29 e 30 maggio. Il primo ha giocato sulle facili rime del suo cognome accompagnate da fotomontaggi da cartoon vecchio stile. Il secondo, come altri, ha voluto giocare con il suo cognome raffigurando nel manifesto elettorale alcune uova. 

 

I risultati elettorali ci hanno restituito, nella maggioranza dei casi, fallimenti frutto non soltanto di una comunicazione politica a dir poco grottesca ma, probabilmente, anche delle candidature più improvvisate che figlie di una strategia politica. La maggior parte dei candidati “trash” ha giocato sul significato del proprio cognome, altri hanno preferito le allusioni a sfondo sessuale, altri ancora quelle semantiche legate allo slogan prescelto. Marrone e Pompa (per la percentuale riscossa dalla lista che rappresentava) sono le eccezioni di una scelta comunicativa che non paga.

Il dibattito sulla qualità della comunicazione politica è aperto e in fermento. Questi casi come infiniti altri possono essere letti in due modi: da un lato fanno riflettere sulla qualità della politica e, di riflesso, della comunicazione che se ne occupa; dall’altro si limitano a strappare un sorriso amaro all’osservatore (un po’ come il film “Qualunquemente”) lasciando che anche questo tipo di comunicazione politica entri nello scenario abitudinario italiano.