Muos e Tav: la gestione delle sindromi Nimby nello Stivale


 

La sindrome Nimby (acronimo anglosassone per “Not in my back yard” – “Non nel mio giardino”) rappresenta quei movimenti di protesta da parte di una comunità locale contro l’edificazione, la costruzione o l’istituzione di qualcosa che si ritiene avere un impatto negativo sul territorio. I casi della Tav e del Muos, seppur marcati da profonde differenze, simboleggiano una gestione inefficace delle sindromi Nimby e una loro consequenziale esplosione a livello nazionale.

Il movimento che si oppone alla costruzione dell’Alta Velocità Torino-Lione, i “No-Tav”, ha conquistato l’onore delle cronache nazionali con proteste eclatanti e prolungate nel corso degli anni, così da portare le rimostranze di una comunità locale alla ribalta nazionale. Senza dubbio, da parte delle istituzioni nazionali è mancata la capacità di istituire un dialogo con la comunità della Val Susa e, dall’altra parte, di riuscire a far prevalere le ragioni del “sì” contro quelle del “no”.

Il caso siciliano dell’antenna satellitare americana, cosiddetto “Muos”, pur mantenendo i connotati di fondo della sindrome Nimby, si differenzia dal caso Tav per l’ingresso sulla scena di importanti attori istituzionali a difesa della causa dei cittadini di Niscemi. Ciò che è accaduto nel comune in provincia di Caltanissetta può essere riassunto in due fasi: inizialmente la comunità del luogo è riuscita a tirare fuori la propria voce dai confini locali, facendo sì che la causa del “No” si allargasse a macchia d’olio in tutta la regione. In un secondo momento, poi, l’intestazione della battaglia è diventata addirittura una questione identitaria, risvegliando antiche rivalità intercontinentali e sfiorando un caso diplomatico con gli Stati Uniti.

Nel caso del Muos, infatti, si è passati da un movimento di protesta radicato nella società ad un’operazione di contrasto condotta in primis dal più alto esponente delle istituzioni in Sicilia: il Presidente della Regione. A Rosario Crocetta si è infine unito un coro di politici bipartisan che ha perseguito nelle sedi giudiziarie la propria causa arrivando ad un iniziale successo.

È notizia di questi giorni, però, che l’Istituto Superiore della Sanità dichiara “rispettati” i limiti per la protezione umana. Una stoccata che rimette la palla al centro e che, al tempo stesso, è uno sgambetto alla credibilità del governatore che si è visto costretto a ritirare la revoca dopo essersi intestato la battaglia politica e, tramite il suo incarico istituzionale, averne garantito l’eco nazionale.

La partita del Muos è ben lungi dall’essere finita: le sindrome Nimby dello Stivale hanno storicamente peccato di efficacia e strategia, protaendosi negli anni e causando danni ad entrambi le parti in causa. La Tav e il Muos rappresentano gli emblemi di un Paese in cui le istituzioni e i loro uomini faticano a dialogare con la società civile ma che, allo stesso tempo, quando lo fanno rischiano di avvitarsi in contraddizioni pericolose per la loro stessa credibilità.