Penombra


– Provi a raccontarmi la sua vita, un episodio particolare, un cenno diciamo…

– Cosa vuole sapere esattamente?

– Questo lo capiremo insieme. Lei inizi il suo racconto, si rilassi.

– Non capisco dove vuole andare a parare. La mia è una vita normale, come quella di tanti comuni cittadini.

– Lei si sta candidando per rappresentare milioni di persone e dice di essere una persona comune?

La luce del tramonto segnava i tratti dei loro volti, per il resto avvolti nella penombra. Una nuvola di fumo si alzava dai sigari che entrambi si erano accesi. Una scrivania li divideva e lasciava che si annusassero a un metro di distanza. Non era soltanto quel mobile a dividerli, c’era una vita intera. Si erano sentiti al telefono tre giorni prima per fissare l’appuntamento. “Mi hanno detto che lei è tra i migliori nel suo campo…” – “Le referenze per me non contano. Verificherà personalmente se quanto le dicono è vero”. C’era una diffidenza, che in quei giorni di attesa si era acuita e continuava a posarsi in quella stanza. Rendeva il discorso teso come una corda e pronto a spezzarsi.

– Cosa vuole che le dica: sono nato da una famiglia di contadini e sin da bambino sono stato abituato ai sacrifici, ad aiutare mio padre nel lavoro nei campi. Sa, a quel tempo i figli erano forza lavoro…

– Che rapporto aveva con suo padre? – lo interruppe l’altro

– Un rapporto come tanti, da padre-figlio insomma. Lui era molto severo, non ci permetteva il minimo margine di errore. Ero costantemente sotto esame, poi cambiò tutto, mi conquistai i miei diritti – mentre parlava guardava l’altro scarabocchiare in un bloc notes. La cosa lo innervosì parecchio.

– Cosa successe? – disse l’altro alzando il tono della voce

– Eravamo in campagna, soltanto noi due. Mia madre era andata con gli altri due miei fratelli in città per delle visite mediche. Faceva molto caldo, mio padre stava arando il campo ed io mi ero allontanato un attimo per bere. Quando mi voltai vidi il trattore capovolto e il corpo di mio padre per metà schiacciato dalla macchina. – fece una lunga pausa – . Corsi verso di lui e quando arrivai gli vidi la morte negli occhi. Non sapevo cosa fare per salvarlo, sapevo che se non l’avessi salvato, lui…

– Come lo ha salvato, mi spieghi nel dettaglio- lo incalzò l’altro

– Presi una pala e scavai la terra sotto le sue gambe per liberarlo, quando mi accorsi che erano libere, lo trascinai via e poi chiamai l’ospedale.

– Perfetto! Era quello che volevo sentirmi dire. Le telefono- disse alzandosi l’uomo con il bloc notes.

– Ma come mi telefona? E va via così? Non ha ascoltato il resto della storia, io di lei non so niente, con chi ha lavorato, se appoggia le mie idee politiche…

– Dettagli irrilevanti. Il resto della sua vita è di dominio pubblico e le mie idee politiche sono quelle del mio cliente, fino al giorno del voto. La chiamo domani in tarda serata – disse chiudendo la porta dietro di sé.

Una settimana dopo il Senatore trovò sulla sua scrivania uno scatolone pieno di volantini elettorali. Ruppe il cellophane che li custodiva, quasi gelosamente, cercando di capire cosa potesse esserci scritto. Non aveva dato il consenso per stampare alcun materiale elettorale. Aprì il primo volantino. Nella prima pagina c’era la foto, con uno slogan che non riuscì neanche a leggere, preso dalla foga di capire in quale scherzo era incappato. Quei colori, il blu e l’arancio, così distanti da quelli del suo partito, così forti. Nelle due pagine interne c’era scritta la sua biografia e il suo programma.

Scorse con gli occhi le righe della biografia e lesse “ero adolescente quando, dopo anni di lavoro agli ordini rigidi di mio padre, gli sentii chiedere aiuto. Era finito sotto il trattore con cui aravamo i campi e non riusciva ad uscirne, schiacciato da quel peso enorme. Ero poco distante quando sentì un rumore strano e mi voltai: vedere mio padre che stava per morire mi ha animato. Sono corso verso di lui, ho preso una pala e ho scavato, scavato, fino a quando non sono riuscito a liberargli le gambe e l’ho estratto vivo. Quello stesso coraggio e quella determinazione che erano rimasti nascosti dagli anni di dura disciplina di mio padre, sono venuti fuori quando l’ho visto in difficoltà. Con gli stessi occhi, oggi, vedo in difficoltà il nostro Paese che rischia di essere schiacciato da scelte politiche che per troppi anni hanno soffocato la forza della nostra gente. Adesso vedo il nostro Paese come mio padre sotto quel trattore e sento lo stesso coraggio di tanti anni fa parlarmi e chiedermi di intervenire. Per risollevarci e liberarci dai pesi che ci opprimono”.