Penombra – seconda puntata


Quando finì di leggere quelle righe gli tremava la mano. Scoppiò a piangere. Poi chiamò la segretaria dicendole di portare via lo scatolone. Chiamò il consulente:

– Come si è permesso? -gridò infuriato.

– Soddisfatto, Senatore?

– Di cosa dovrei esserlo? Chi la ha autorizzata a produrre questi materiali? Con quei colori, poi!

– Mi stia a sentire: sono materiali di prova che ho inviato a lei e ai suoi collaboratori. I colori credo che servono a distaccarla dall’immagine del suo partito e uscire allo scoperto come una figura nuova, pulita e soprattutto che dia speranza. Gli elettori vogliono questo, speranza. E bisogna venderla bene.

– E la biografia? Praticamente la mia vita è condensata in quel maledetto episodio che le ho raccontato l’altro giorno!

– Il resto è superfluo, lei è conosciuto Senatore. Sanno cosa ha fatto e cosa non ha fatto. Adesso sanno anche che ha salvato la vita di suo padre.

– D’accordo, lasciamo perdere. Mancano 2 mesi alle elezioni e siamo in ritardo. Darò ordine di diffondere questi volantini e di fare lo stesso con i manifesti.

– Perfetto. Se lei è d’accordo, potremmo vederci più tardi per definire le tappe da qui al voto.

– La aspetto alle 15.

Due settimane dopo erano in uno studio televisivo. Il Senatore si stava preparando ad un dibattito contro gli altri due candidati e il Consulente dava gli ultimi ritocchi al discorso. Poi attesero l’inizio della diretta. Il Senatore era in forma, pimpante, con la risposta giusta al momento giusto. Danzava sulle punte dei piedi, avanti e indietro, toccando l’avversario, tastandone la pelle nei punti deboli per poi affondare il colpo. Uno, due, tre. Lasciava che gli avversari si avvicinassero: entravano nel suo campo e poi venivano inghiottiti dalle sabbie mobili. Il Consulente continuava a guardare l’orologio e a fissare il monitor. Non dava segni di vita, non comunicava sentimenti né emozioni. Aspettava soltanto la fine del dibattito.

Le settimane correvano via preparando comizi, organizzando incontri, contattando comitati, associazioni, cittadini, giornalisti, politici, istituzioni. Il Senatore era un politico di lungo corso, ma quelle elezioni erano difficili. Si candidava per un partito che da sempre, in Paese, non aveva avuto buoni risultati. Una sfida quasi impossibile. I rapporti con il consulente erano diventanti più distesi, la diffidenza del primo incontro era svanita come le nuvole dei sigari che non avevano più il tempo di fumare. Le città iniziavano ad infiammarsi, le pressioni aumentavano e le bocche da ascoltare erano sempre di più rispetto al giorno prima. Il Consulente seguiva il Senatore come un’ombra, tutt’attorno c’era uno staff che si divideva l’organizzazione della campagna. A un mese dal giorno delle elezioni, i sondaggi davano il Senatore in recupero rispetto al suo principale avversario, ma ancora sotto di 5 punti percentuali. Occorreva inventarsi ancora qualcosa, colpire l’avversario per tramortirlo e non permettergli di rialzarsi. Non prima della notte elettorale.

 – Dobbiamo trovare qualcosa su di lui, dobbiamo stanarlo! – il Senatore era furioso

–  Non è il momento di investigare, è in vantaggio, se lo ricordi. Se gli gettiamo fango, avrà gioco facile a vestire i panni della vittima. Non se ne parla.

–  Me ne frego delle tue teorie! Dobbiamo farlo – il Senatore si era alzato e puntava il dito contro il Consulente.

–  Faccia pure – rispose calmo.

Quella risposta fece innervosire ancora di più il Senatore che andò via dalla stanza sbattendo la porta. Il Consulente rimase seduto, si accese un sigaro e stese le gambe sulla scrivania. Erano passati 30 giorni e il suo uomo aveva avuto la prima crisi di nervi. “Non male” –pensò. Continuò a tirare boccate al suo cubano mentre fuori il tramonto lasciava il posto alla luce della luna che inghiottì anche l’ultimo contorno della sua ombra.

Erano le cinque del mattino quando tornò in albergo. La città dove c’era il comitato elettorale non gli era piaciuta sin dal primo giorno. La notte gli capitava spesso di trascorrerla al bar vicino l’hotel, l’unico che restava aperto fino a tardi. E dopo il diverbio con il candidato, non gli andava di tornare in albergo o incontrarsi con gli altri dello staff. Quando rientrò, si fece una doccia e andò a dormire. Lo svegliò lo squillo imperante del telefono dell’albergo. “Accendi la tv” gli disse una voce. Cercò a tastoni il telecomando e quando lo trovò spinse un tasto a caso. Sentiva una voce fuori campo che diceva “vi ricordate quando diceva di essere un uomo pulito, che si batte per la legalità? Tutte bugie”. Balzò dal letto: le tv locali stavano trasmettendo uno spot del Senatore che aveva pescato nella spazzatura dell’avversario tornando a galla con un’accusa che non stava in piedi. Fece un sorriso a metà e si rituffò nel sonno.

Lo spot era costato 2 punti percentuali a poco più di tre settimane dal voto. Il Senatore era sconvolto, aveva ammesso l’errore e si era affidato al Consulente per riparare. Pronto ritiro del video, scuse pubbliche ma velate, accuse a chi ha cercato di dirottare con pratiche subdole il Senatore su una strada autolesionista. Era più o meno questo il copione che il candidato seguiva quando gli si chiedeva conto di quel gesto. Non restava che giocarsi l’ultimo periodo di campagna elettorale vivendo 24 ore su 24 ovunque. Il Senatore cercava di andare dappertutto, tra la gente, in televisione partecipando ai dibattiti, alle inaugurazioni, alle mostre, alle riunioni delle associazioni, ai funerali, ai matrimoni, nei quartieri popolari e in quelli residenziali, in Chiesa e tra i laici. Il Consulente lo dirottava, lo spostava e gli indicava la strada giusta verso i suoi elettori. In pochi giorni la sua immagine era stata ripulita. Il distacco percentuale si era assottigliato ma restava ancora di 4-5 punti a una decina di giorni dal voto. Serviva qualcosa che facesse crollare l’avversario. E quel qualcosa accadde e in pieno centro città. Un omicidio di una coppia di ragazzi che stavano passeggiando soli sotto la luce dei lampioni. L’omicida fu preso subito: un extracomunitario che aveva tentato di rapinare i due per rifornirsi di droga.

“Bingo!” pensò il consulente. Con la mente ripassava i grafici e le tabelle e sapeva ormai a memoria che il principale problema avvertito dall’elettorato era la sicurezza. Si mise subito al lavoro preparando una serie di interventi per cavalcare l’episodio e tentare la rimonta sull’avversario. Lavorò tutta la notte, galvanizzato dalla possibilità di vedere la luce e al mattino andò a parlare con il Senatore. A cinque giorni dal voto la rimonta era completata: l’omicidio dei ragazzi era stato cavalcato a dovere e la stampa aveva dato molto spazio alle risposte barcollanti dell’avversario politico. Nell’aria si avvertiva una brezza nuova, il Consulente sentiva che il cammino stava cambiando: adesso si correva. Gli ultimi giorni scorrevano via velocemente e la domenica delle elezioni era alle porte.