Ragusa: lo schiaffo a Nello Dipasquale


Ragusa è una città a 5 Stelle. Federico Piccitto è il nuovo sindaco, eletto dopo aver vinto in modo schiacciante il ballottaggio contro Giovanni Cosentini. Piccitto ha doppiato, nel numero dei voti, il proprio avversario, conseguendo una vittoria che, nei numeri e nelle modalità con cui è arrivata, ha ricordato molto quella di Pizzarotti a Parma.

Il nuovo sindaco di Ragusa è stato scelto da meno della metà degli aventi diritto: il secondo turno ha visto un calo nell’affluenza che ha portato alle urne 30477 elettori (49,1%). Un calo di 14,3 punti percentuali che è ancora più impietoso se confrontato con l’ultimo turno di ballottaggio che ha coinvolto la città iblea: nel 2006 al primo turno votò il 73,9% degli aventi diritto, mentre al ballottaggio il 68%. Un calo di circa 6 punti percentuali che puo’ rientrare nella “fisiologia” della partecipazione elettorale e ben lontanto dai numeri di questa tornata.

I dati politici che consegnano le urne ragusane sono diversi. In primis, l’affermazione del Movimento 5 Stelle in un capoluogo di provincia avvenuta in un momento storico difficile per i pentastallati, dovuto ai travagli che prendono forma tra Palazzo Madama e Montecitorio. Da sottolineare che, a differenze delle altre realtà locali, il M5S a Ragusa ha potuto contare sul supporto di altri due movimenti civici (Città e Partecipiamo) composti da esponenti della sinistra radicale e dell’Idv. In secondo luogo, i numeri dei candidati sindaco: Piccitto ha visto incrementare di circa quattro volte i propri consensi: è passato dai 4732 voti del primo turno ai 20720 del ballottaggio. Incremento che non è avvenuto, se non minimamente, per Cosentini passato dagli 8877 voti del primo turno ai 9156 del secondo.

Questi dati significano due cose: innanzitutto, Piccitto ha intercettato consensi che vanno ben oltre la mera sommatoria dell’accordo con Platania e Iacono; in seconda analisi Cosentini non è, sostanzialmente, riuscito ad andare oltre il consenso personale ricevuto al primo turno. La sua candidatura, quindi, non ha riscosso appeal nell’elettorato e questo si poteva rilevare già dai risultati del primo turno. È invece probabile che una gran parte dei voti degli altri candidati (Barone e Antoci) e della coalizione che sosteneva Cosentini stesso, siano confluiti sulla candidatura di Piccitto e verso l’astensionismo. Ma non solo: un altro eclatante dato politico è che le stesse liste della coalizione che sosteneva Cosentini non sono riusciti a mobilitare l’elettorato per scegliere la figura del sindaco. E questo nonostante l’ingresso al consiglio comunale di molti candidati dipendesse dalla vittoria o meno del delfino di Nello Dipasquale. Ciò significa che l’accordo siglato dal Pd locale con un candidato di centro-destra è stato punito sia dagli elettori di sinistra che da quelli moderati. L’ulteriore accordo stretto con Ciccio Barone, poi, ha segnato l’andata in porto della strategia comunicativa grillina secondo il refrain del “tutti i partiti sono contro noi”.

Ma il dato che più emerge a viva forza dal voto di domenica e lunedì scorsi, è lo schiaffo politico che la città ha dato al suo deputato regionale e due volte sindaco, Nello Dipasquale. Il Ras dei voti in terra iblea in sette anni di sindacatura ha costruito il suo potere politico, riuscendo ad ottenere un secondo mandato vincendo nettamente le elezioni del 2011 e conquistandosi un seggio a Palazzo D’Orleans lo scorso ottobre, passando sulla sponda Crocettiana.

Nello Dipasquale, forte dei consensi ottenuti sul campo, ha proseguito il suo presidio del territorio nominando il proprio delfino Giovanni Cosentini come suo erede. Una scelta partorita in anticipo rispetto agli avversari e costruita sull’immaginario della continuità. Dipasquale, da animale politico di razza, non si è però accorto che Giovanni Cosentini non riscuoteva il suo stesso appeal e che la sua candidatura andava rafforzata. Invece, Dipasquale ha proseguito il suo cammino elettorale infarcendo di mine il proprio campo elettorale. Prima l’accordo con il Pd, poi la veste crocettiana ad una delle proprie liste, poi ancora lo spostamento definitivo a sinistra della propria figura politica e, infine, l’abbraccio con Epifani alla convention conclusiva due giorni prima del ballottaggio. Dipasquale, fin troppo sicuro della propria longa manus sul regno Ragusano, ha finito per scontare la sfrontatezza personale perdendo il controllo di una realtà amministrativa che era “cosa sua” da oltre sette anni.