Ragusa: numeri di una vittoria


Nello Dipasquale si riconferma sindaco e resta a Palazzo dell’Aquila. Questo il primo dato inequivocabile su cui devono riflettere le opposizioni cittadine. Il 57% con cui il sindaco uscente ha staccato di oltre venti punti percentuali l’avversario del PD, Sergio Guastella, non lascia spazio a discussioni. Un’analisi del voto ibleo partendo dai numeri di queste amministrative può, d’altra parte, servire a comprendere quali siano state le dinamiche che hanno consentito  a Dipasquale di bissare il successo.

Con lo 0.82% della popolazione candidata, Ragusa si è presentata dopo cinque anni ad una nuova tornata elettorale. Il pieno di candidati l’ha fatto proprio Dipasquale che ha ingrossato le fila della sua coalizione con 9 liste che lo hanno supportato e ben 14 simboli di partito. L’affluenza registratasi è stata più bassa rispetto a cinque anni fa subendo un’inflessione del 2,5%: un dato che porta a riflettere su un allontanamento dell’elettorato nei confronti dei suoi rappresentanti ma in linea con i cali registrati nel resto delle città italiane in cui si è votato.

I risultati che più colpiscono, però, sono quelli delle liste civiche: la lista “DIpasquale sindaco” ha collezionato 6540 voti (pari al 16,22%) risultando di gran lunga la più votata in città. Se a questi voti si aggiungono anche quelli dell’altra lista che puntava tutto sulla figura del sindaco, “Ragusa grande di nuovo” (2242 voti pari al 5,56%), si arriva ad uno straordinario 22% che ha focalizzato il suo voto sulla figura di Dipasquale. Un primo spunto di riflessione riguarda la tendenza alla leaderizzazione e un’elezione che si è trasformata in un referendum sul sindaco stesso: i voti raccolti dalle liste civiche dimostrano quanto la figura del sindaco sia stata apprezzata e il suo operato riconosciuto, ben oltre l’appartenenza partitica. D’altronde, Dipasquale ha saputo giocare con sapienza strategica: avvertendo una discesa dell’appeal pidiellino, il sindaco uscente ha trasformato le elezioni locali in qualcosa di ancora più personale, catalizzando il dibattito su se stesso. Una mossa che ha pagato e che è stata sostenuta dalla scelta di candidare nelle liste civiche candidati “forti” e conosciuti. Nella lista “Dipasquale sindaco”, ad esempio, ventuno dei trenta candidati hanno superato il centinaio di voti, alcuni in maniera consistente. La chiave della vittoria del sindaco è stata la capacità di aver saputo fiutare il vento nazionale e concentrare l’attenzione sul suo operato quinquennale, posto al giudizio degli elettori.

Dall’altra parte, Sergio Guastella e il PD hanno concluso una campagna elettorale costellata di errori e, in sintesi, mancante di una strategia. Se, da un lato, il PD ha vinto la sfida con il PdL tra i partiti che rappresentano maggiormente i due poli (13,29% contro 12,92%), dall’altro non ha saputo polarizzare dalla sua parte il referendum sull’amministrazione uscente. Il tentativo, ritardatario e maldestro, di costituire due liste civiche che potevano intercettare i voti dei moderati, è ampiamente fallito: “Movimento Città” e “Donne per Ragusa” hanno collezionato, insieme, il 6,5%. Gli errori della campagna sono stati analizzati in un altro intervento su Pane & Politica e riguardano il carattere improvvisato della competizione elettorale.

Il candidato Guastella è stato scelto dalle primarie di partito a poco meno di quattro mesi dal voto. Un tempo risibile per contrastare la visibilità dell’avversario. Sergio Guastella ha dovuto faticare per farsi conoscere dalla cittadinanza e, in un secondo momento, far conoscere il proprio programma e le proprie proposte. Un percorso che, normalmente, richiede un anno e mezzo e che, nel caso ragusano, è stato compresso in 100 giorni. La campagna di comunicazione, poi, ha parlato fin troppo in generale e lontano dai problemi quotidiani dell’elettorato. Il PD e il suo candidato non sono mai riusciti ad individuare di cosa erano veramente scontenti gli elettori. Un successo, che però rivela molto delle differenze tra le due coalizioni, riguarda le preferenze da primato conseguite da Calabrese: 1173. Il segretario cittadino ha catalizzato gran parte dei voti del partito su di sè, ma, più in generale, il PD non è riuscito a costruire delle liste forti a sostegno del candidato sindaco. Significativo, in tal senso, il voto disgiunto che ha portato ben 8 punti percentuali in più a Guastella rispetto alla sua coalizione.

Alcune considerazioni meritano i partiti centristi Udc, Pid e Mpa. I primi due, fino a qualche mese fa partito unico, hanno superato insieme il 16% di consensi, dimostrando così il forte radicamento dei partiti di origine democristiana nell’Isola. L’Mpa, invece, ha presentato un suo sindaco, Salvatore Battaglia, che ha raccolto un discreto 6,54% con voti provenienti tutti dal partito rappresentato dal Presidente della Regione Lombardo. La coalizione di Battaglia, invece, ha ottenuto oltre l’11% dei voti, segno che il candidato centrista ha sofferto il voto disgiunto.

I dati consegnano ai politici e ai partiti dei risvolti su cui riflettere: Il PdL è in discesa così come nel territorio nazionale e, d’ora in avanti, potrebbe soffrire molto la personalizzazione del voto ibleo e la figura di Dipasquale. Il PD deve ripensare ad una strategia di lungo periodo e comprendere quali sono le chiavi giuste per comunicare con l’elettorato. Le elezioni ragusane hanno restituito un partito che non riesce ad attrarre gli indecisi e i moderati: su questo e sugli altri fattori critici suddetti si deve cambiare se si vuole sperare in successi futuri. L’Mpa, infine, ha una buona base territoriale su cui poter crescere ma è certo che dovrà affidarsi a leader più attraenti – comunicativamente –  per l’elettorato.