Renzi a Bersaglio Mobile: la comunicazione politica del sindaco di Firenze


Giovedì 18 luglio 2013. Ore 21.10, italiani sintonizzati su La 7 per la messa in onda di Bersaglio Mobile, programma di approfondimento di attualità politica condotto da Enrico Mentana. Il giornalista del Tg La 7 ha intervistato Matteo Renzi, possibile futuro candidato alla segreteria del Partito Democratico, che ha così avuto la possibilità di “scendere in campo” per mettere in atto le sue abilità oratorie. Abilità oratorie che fanno del sindaco uno dei pochissimi politici – se non l’unico – capace di leadership. Al programma hanno partecipato attivamente anche Marco Travaglio (giornalista de Il Fatto Quotidiano) e Marco Damilano (giornalista de L’Espresso). La puntata è stata trasmessa inoltre in diretta streaming sul sito de La 7, consentendo così al pubblico la fruizione del programma comodamente da pc, tablet e smartphone.

In generale, l’obiettivo del programma è stato quello di comprendere quale fosse la posizione del sindaco di Firenze nei riguardi del governo Letta, recentemente colpito da alcuni scandali tra cui quello relativo al mancato pagamento dell’Ici e quello sull’abusivismo edilizio che hanno condotto alla dimissioni del Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili Josefa Idem, avvenute dopo un lungo colloquio con lo stesso Premier. Inoltre, si è cercato di entrare nel merito delle future tappe che verranno intraprese da Renzi e, nel corso della puntata di Bersaglio Mobile, Enrico Mentana ha tentato di far sì che il sindaco di Firenze esplicitasse le sue intenzioni riguardo alla possibilità di eventuali e future candidature per la segreteria del Pd e/o per la presidenza del consiglio.

Da quanto è emerso, nonostante il sindaco non abbia parlato in maniera esplicita – evidente dimostrazione questa della sua ars comunicativa – l’eventualità che lo stesso si candidi per la segreteria piuttosto che per la presidenza del consiglio non rappresenta senza ombra di dubbio un aut aut. In effetti, nella logica della comunicazione politica che vede contrapporsi da un lato l’incumbent e dall’altro lo sfidante, Matteo Renzi può, a buon diritto, essere considerato uno sfidante più che valido. Da alcuni sondaggi emerge che gli italiani concepiscono Renzi come premier in pectore, soprattutto in seguito alla recente visita dello stesso in Germania per un incontro con Angela Merkel.

Ma cosa gli consente di guadagnarsi tutto questo successo e di ottenere la fiducia degli italiani? In generale, la personalità e il carattere dei candidati costituiscono elementi di fondamentale importanza che tutto sommato emergono (più o meno implicitamente) dal loro modo di comunicare e che vengono ampiamente presi in considerazione da parte dei mass media. La figura del candidato ideale è però un costrutto astratto e, in quanto tale, inesistente: ecco perché (chi più, chi meno) i candidati cercano di enfatizzare certi tratti caratteriali piuttosto che altri. Inevitabilmente, anche il programma di Enrico Mentana, ha messo in rilevo i principali tratti della personalità di Matteo Renzi.

Agli occhi degli italiani, il sindaco possiede sicuramente gran parte delle caratteristiche salienti che gli consentirebbero di proporsi come futuro leader, come colui il quale vuole “rottamare” la vecchia politica per dare il via ad una nuova era. Tra le dimensioni dei tratti della competenza di Renzi rientra in primo luogo la leadership, nonché quell’abilità nella realizzazione degli obiettivi e quella forza nel porsi come guida collettiva tanto care agli elettori. La personalità di Renzi è poi fortemente costruita sull’empatia che a sua volta si basa sulle ragioni che lo spingono ad agire e che gli permette di ottenere fiducia da parte degli italiani. Altro tratto saliente della personalità di Matteo Renzi è, dulcis in fundo, rappresentato dalla capacità che gli consente di individuare problemi rilevanti e che al contempo gli permette di gestirli e risolverli efficientemente. Quest’ultimo tratto, agli occhi degli italiani, deriva soprattutto dall’esperienza che Renzi ha svolto e continua a svolgere in veste di sindaco del capoluogo toscano che inevitabilmente gli consentirebbe di guadagnarsi la fiducia degli elettori.

Chiaramente, a Bersaglio Mobile, non poteva non essere affrontato il caso Shalabayeva, l’ultimo scandalo che ha fatto barcollare il governo Letta e, più specificatamente, il vicepresidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro degli Interni e primo segretario nazionale del Popolo delle Libertà Angelino Alfano. Le durissime parole di Matteo Renzi nei riguardi del vicepremier che da giorni dichiara che il governo non era a conoscenza del caso sono state, ancora una volta, dimostrazione dell’ars oratoria propria del sindaco.

La sua presa di posizione, accompagnata dalla mancata approvazione della mozione di sfiducia nei confronti di Angelino Alfano presentata dal M5S e da SEL, è però l’ennesima dimostrazione delle lotte interne al Partito Democratico che rischiano di far crollare (o forse no) il governo Letta. Nel corso della puntata, per difendere Alfano e il Popolo delle Libertà, Renato Brunetta è intervenuto con una nota contro Renzi, subito letta pubblicamente da Mentana mentre la trasmissione era in onda. Ciononostante, per il sindaco di Firenze si è trattato di un ennesimo successo che gli ha consentito una maggiore esposizione mediatica e che, al contempo, ha fatto guadagnare al programma Bersaglio Mobile uno share del 7.5%.