Renzi e il suo verso

Il sindaco di Firenze, dalla corsa per le primarie del Pd giusto un anno fa pare non abbia mai smesso di fare campagna elettorale. Permanete sui media, sul web, ha suscitato sempre un certo interesse non solo fra i suoi sostenitori ma anche fra i suoi nemici, e fra i nemici interni al suo partito.

Sono stati già gettati fiumi di inchiostro sufficienti per soffermarsi ancora sulla questione “ma Renzi è di sinistra o di destra?” Ma forse, in poche righe, ci aiuta a capire qualcosa rispondere a questa domanda.

Questa percezione che ha spinto molti delusi del Pdl o tendenzialmente di destra a schierarsi dalla parte del “rottamatore” consiste nel fatto che fondamentalmente Renzi non ha un target preciso di riferimento. Punta su tutti gli italiani, andando a configurare un Pd come un catch-all party, un partito piglia tutto. Una grande famiglia allargata pronta ad accogliere chi fino a poco tempo prima aveva messo una x da un’altra parte sulla scheda elettorale. Questa voglia di pescare in un mare non suo ha fatto sì che molti non intravedessero nei suoi discorsi, dalle sfumature ideologiche poco definite, e nel suo linguaggio abbastanza colloquiale e allo stesso tempo determinato, nulla di sinistra. Colpevole di essere ambizioso, chiaro e diretto.

A “laggente” però Renzi piace. Quindi colpevole, agli occhi del grande apparato Pd, anche di piacere. Ma la maggior parte di coloro che l’avevano guardato sempre con sospetto, ad un tratto, notando come schizzasse sempre nei sondaggi (dicono che non hanno importanza, ma poi un’occhiata la buttano giù tutti) hanno ben pensato di iniziare a sostenerlo. E così ecco saltare tutti sul carro del vincitore (bandwagon effect). Finalmente, si spera, qualcuno ha capito che per vincere non ci vogliono solo programmi ed idee. Ci vuole carisma. In altri termini bisogna avere la leadership. Questa tanto discussa leadership come ha sottolineato Renzi stesso nel suo discorso conclusivo alla “Leopolda” domenica 27 Ottobre non è qualcosa di brutto, “non è una parolaccia”. Ed anche lui, spesso accusato –fra le tante cose- di volere essere un po’ il classico uomo solo al comando, sempre domenica, ha sottolineato “O vince un noi o non vinciamo”.

Per vincere secondo Matteo Renzi si deve cambiare verso.

“L’Italia cambia verso” è il suo, celebre ormai, slogan realizzato dall’agenzia di comunicazione barese Proforma, che ha contribuito a configurare la sua campagna congressuale in uno stile molto americano. Questo stile si è potuto notare innanzitutto dall’importanza data al candidato stesso, a scapito del partito. La “R” che sulla parte superiore richiama una sorta di cerchio con una freccia. La freccia che starebbe a indicare appunto il cambiamento. Concetto chiave e fatto proprio da Renzi già molto tempo prima degli altri competitor. La campagna è tutta incentrata sulla dicotomia. Il verso cambia da tutti quegli aspetti negativi che caratterizzano la paludosa società italiana a quelli positivi che costituiscono alcuni dei punti fondamentali del suo storytelling. Giusto qualche esempio: “Il Cavaliere – Gli italiani”; “Raccomandati- Bravi”; “Il palazzo-la strada”. Renzi spesso ha dichiarato di non voler parlare di Berlusconi, gli italiani se ne sono già occupati per troppo tempo. I manifesti richiamano anche al principio della meritocrazia, dell’ascoltare più i problemi dei cittadini italiani e non chiudersi negli affari del Palazzo, occuparsi seriamente del tema della giustizia, iniziare a guardare al futuro.

Guardare al futuro con la speranza, con l’entusiasmo. Con stupore. Non perdendo comunque la semplicità. E quel “cambia verso” è rivolto a tutti coloro che vogliono che il Pd cambi. Non a parole, nei fatti e nella concretezza. Un Pd che discuta e che coinvolga, proprio come è accaduto alla Leopolda. Queste le keywords principali della comunicazione di Renzi che come un ciclone portano una ventata di freschezza e di novità, se vogliamo, al Partito Democratico.

Renzi “buca lo schermo”, tocca le corde dell’emozione, parla alla pancia degli italiani. Comunicare è vincere e vincere è comunicare. Con il verso giusto.