Renzi-Grillo show. Quando lo spettacolo ha sempre la meglio

 

Appena dieci minuti (e sono bastati) di dialogo. Un dialogo che si è declinato, in realtà, nell’ennesimo spettacolo. “Il teatrino della politica” si dice. Cabaret: il comico e la kasta. Ci si doveva consultare. Grillo apre in modalità sfogatoio, attaccando la Rai. Non è andato a parlare di programmi. In effetti a cosa servono i programmi in politica? Renzi lo stoppa: cosa vogliamo fare? Parli tu o parlo io?

Già vista questa scena, varie volte, nei pollai serali, che prendono il nome di “talk show” o “programmi di approfondimento politico”. “Noi siamo i conservatori, all’opposto vostro” dice Grillo, quindi voi (il Pd) siete i democratici. Esatto. Ma loro i conservatori? Scandalo! Renzi incalza di nuovo con il suo “humor”: «Beppe questo non è il trailer del tuo show…» lo rassicura Grillo «Ti mando degli omaggio» (il tour, come saprete, è al modico prezzo di 30 euro). E si battibecca sul personale: «Io non ti faccio parlare» rinfaccia Grillo. Insomma è andato a fare un favore a parte del popolo della sua rete.

Ed è stato adescato proprio da questa rete, che si legge, in qualche commento, di non aver gradito la posizione del leader. Imbrigliato nella sua rete insomma. Si sono sprecati i commenti in merito: “Grillo non ascolta laggente”. E a questo punto chi è più credibile? Si è detto spesso che si giocava sul campo della credibilità. E’ più credibile Renzi che si ritrova Premier o Grillo che da essere rivoluzionario si presenta come conservatore? «Sei Gasparri» no «tu sei un incrocio fra Gasparri e la Biancofiore».

Orrore! Il delirio si tramuta in horror «Beppe esci da questo blog». L’urlo disperato di Renzi che non ce la fa più. «Esci da questo streaming, questo è il luogo dove c’è il dolore vero delle persone». Momento altissimo di pathos. Il controcanto delle consultazioni. Una nuova versione della spettacolarizzazione del dolore. Il nostro dolore, quello dei cittadini e degli elettori. Una stretta di mano. Grazie e arrivederci.

Due facce della stessa medaglia. La medaglia è il Paese reale. La gente di Grillo e i supporter di Renzi. Che in realtà non hanno mai comunicato. Quello che invece ci ha comunicato questo spettacolo doloroso è stato il nulla.

Ogni commento appare superfluo. Come superfluo è stato il tweet di Matteo Renzi che, diciamocelo, ha sempre inseguito Grillo e il M5S a suon di battute più o meno infelici: “Mi spiace tanto per chi ha votato 5Stelle. Meritate di più, amici. Ma vi prometto che cambieremo l’Italia anche per voi #lavoltabuona” (19 febbraio).

Non ci si dispiace per il voto degli elettori. Non si giudicano questo tipo di scelte. E non spetta tanto meno a un politico stesso. Quando si smetterà di polemizzare riguardo le motivazioni che spingono l’elettorato a votare X o Y, e di inseguire l’avversario che sia chiami Silvio o Beppe, sarà la volta buona.

E se è stato scritto di tutto e di più nelle ore successive, addirittura sondaggi su “Chi ha vinto, chi ha perso?”, è proprio perché pare che è proprio  lo spettacolo che mantenga in vita, mettendola in scena, la politica (se così la si può chiamare).