Scelta Civica e Udc: il matrimonio non s’ha da fare?


Come in una vecchia canzone, si conferma la tradizione dell’amore litigarello anche nel nostro Parlamento. Ma l’amore non è razionale, e forse nel matrimonio nato prima delle elezioni tra Scelta Civica, UDC e le altre forza che hanno sostenuto Mario Monti c’era troppo cervello ma poco sentimento.

In realtà poco sembra unire attualmente le forze centriste se non un gruppo parlamentare comune, nel quale nascono però ogni giorno discussioni e divergenze, e la voglia di ricreare un centro che possa contrapporsi a PDL e PD. Arduo il bilanciamento tra le parti, chi ha lunga esperienza di poltrona come Pier Ferdinando Casini difficilmente rinuncia a ritagliarsi un suo posto d’onore. Facendo una piccola conta, l’UDC si è accaparrato un buon numero di parlamentari calcolando il non esaltante risultato elettorale, e ora non può che far sentire la sua voce in maniera autoritaria.

Comunicativamente parlando, probabilmente il professor Monti ha commesso un errore che ha spostato la bilancia dei voti in maniera abbastanza marcata. Durante la campagna elettorale, Scelta Civica ha cercato di crearsi l’immagine di forza di cambiamento che avrebbe dato una nuova faccia alla politica italiana, più moderna e più innovativa, ma poi ha aperto il connubio con Casini e Fini, gettando una pesante ancora alla sua nave in viaggio. Pochi sono infatti i cittadini che avrebbero potuto vedere in un’alleanza di questo tipo una politica di innovazione, e a poco sono servite le sentite proteste del gruppo montezemoliano.

I sostenitori di quello che si era connotato come il “Governo Monti” si sono così dispersi, in parte arpionati da Beppe Grillo che più poteva sembrare portatore di novità, e in parte ricatturati dal sempre pronto Silvio Berlusconi che è riuscito a mantenere saldo in equilibrio il PDL in un momento di sbandamento.

Dire ora che questo matrimonio non s’aveva da fare è facile, ovviamente tutto lo è con il senno del poi. Incomprensibile è però il capire cosa esattamente voleva ottenerci Scelta Civica, che dall’unione aveva tutto da perdere e poco da guadagnare. Visto dall’esterno, sembrerebbe più un accordo per poter avere i numeri necessari e stare comunque in Parlamento, ma il gruppo appare diviso da opinioni completamente contrastanti. Uguale gruppo sì, ma ognuno per sé, un’unione sempre sul punto di scoppiare e che non è attualente in grado di costituire né un appoggio stabile al Governo, né un’opposizione se dovessero esserci rotture. In Parlamento ci si è arrivati, ora sarebbe il caso di capire se ne valeva la pena a questo prezzo.